Educare crescendo...nella ricerca della verità

IN COLLABORAZIONE CON L’UNESU - CEI (UFFICIO NAZIONALE PER L'EDUCAZIONE, LA SCUOLA E L’UNIVERSITÀ) EDUCARE CRESCENDO…. NELLA RICERCA DELLA VERITÀ (nonostante l’apertura interreligiosa delle Indicazioni didattiche attualmente in vigore) 24 . Rimane però il fatto che l’Irc è una presenza istituzionale della Chiesa nella scuola, dal momento che tutta la sua gestione è oggetto di specifici accordi tra autorità statale ed ecclesiastica: programmi di insegnamento, libri di testo e soprattutto docenti. Gli insegnanti di religione cattolica (Idr) devono infatti essere dotati di apposita idoneità ecclesiastica (rilasciata dal vescovo ai sensi del can. 804 del Codice di diritto canonico), che è sempre revocabile qualora venga meno qualcuno dei requisiti previsti (retta dottrina, testimonianza di vita cristiana e abilità pedagogica). Ciò comporta che l’Idr è a tutti gli effetti un rappresentante ufficiale della Chiesa cattolica all’interno della scuola e ha la possibilità incontrare sistematicamente la quasi totalità dei giovani, che invece sfuggono sempre di più alle iniziative pastorali promosse dalla comunità cristiana locale. Questo non vuol dire che l’Irc debba essere utilizzato come strumento per raccogliere e indirizzare i giovani verso la catechesi parrocchiale, ma rimane come occasione di contatto e di prima evangelizzazione (o pre- evangelizzazione) 25 che altrimenti sarebbe impossibile con buona parte delle nuove generazioni. Nonostante queste ricchissime potenzialità, l’Irc viene visto talora con un certo sospetto dalla comunità cristiana, al pari della scuola cattolica e forse ancora di più. È esperienza comune che genitori cattolici o studenti impegnati in parrocchia scelgano di non avvalersi dell’Irc perché ritengono sufficiente la formazione già ricevuta o perché valutano come una sorta di sgradita “concorrenza” l’azione dell’Idr, forse dimenticando che questi deve prestare attenzione soprattutto alla valenza culturale della disciplina più che alla formazione spirituale degli alunni. D’altra parte, anche la Chiesa istituzionale, vescovi e parroci, guarda talvolta con sospetto o insofferenza agli Idr, o perché – secondo i parroci – costituiscono una incontrollabile concorrenza al proprio annuncio, o perché – secondo i vescovi – sono persone più interessate alla propria sistemazione occupazionale (soprattutto dopo la conquista dello stato giuridico di ruolo nel 2003 26 ) che ad un servizio ecclesiale. Entrambe le critiche sono ingiuste, anche se inevitabilmente le trasformazioni subite dall’Irc negli ultimi decenni ne hanno modificato l’immagine sociale. Come per la scuola cattolica, anche nell’Irc si è registrato un processo di laicizzazione, consistito da un lato nella massiccia e rapida immissione di docenti laici (laicizzazione soggettiva) e dall’altro dalla assunzione di un profilo sempre più scolastico, dunque laico, della disciplina (laicizzazione oggettiva). Dal primo punto di vista possiamo ricordare che il primo Concordato prevedeva il ricorso ad insegnanti laici solo in via subordinata, e di fatto per almeno trenta-quaranta anni gli Idr sono stati quasi solo sacerdoti e religiosi. A partire dagli anni Sessanta, cioè con il Concilio, si è assistito 24 Dpr 11-2-2010 per la scuola dell’infanzia e il primo ciclo; Dpr 20-8-2012 per il secondo ciclo. 25 Sulla differenza tra evangelizzazione e pre-evangelizzazione cfr. Conferenza episcopale italiana, Il rinnovamento della catechesi , Roma 1970, nn. 25-26. 26 Legge 18-7-2003, n. 186, “Norme sullo stato giuridico degli insegnanti di religione cattolica degli istituti e delle scuole di ogni ordine e grado”. 42

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