Educare crescendo...nella ricerca della verità

IN COLLABORAZIONE CON L’UNESU - CEI (UFFICIO NAZIONALE PER L'EDUCAZIONE, LA SCUOLA E L’UNIVERSITÀ) EDUCARE CRESCENDO…. NELLA RICERCA DELLA VERITÀ della religione cattolica che all’epoca era religione di Stato. L’Accordo di revisione concordataria del 1984 ha radicalmente modificato quell’impostazione, in primo luogo stabilendo che l’insegnamento di cui si parla è quello della religione “cattolica”, perché in un contesto di libertà religiosa occorre precisare quale sia la religione insegnata, ma soprattutto motivandone la presenza con due ordini di ragioni abbastanza incontrovertibili: da un lato il «valore della cultura religiosa», un riconoscimento difficilmente contestabile anche perché privo di qualsiasi connotazione confessionale; dall’altro l’appartenenza dei principi del cattolicesimo al «patrimonio storico del popolo italiano», altra constatazione oggettiva fondata su secoli di storia e non modificabile dallo scenario multireligioso che solo di recente sta cominciando ad affacciarsi nel nostro Paese. Sulla base di queste premesse lo Stato italiano decideva trentasei anni fa di continuare ad assicurare l’Irc «nel quadro delle finalità della scuola», ribaltando cioè l’impostazione del primo Concordato: se prima era la scuola a doversi fondare sulla religione cattolica, oggi è questo insegnamento a piegarsi alle autonome finalità della scuola, che comunque sono facilmente riconoscibili nella formazione completa della persona 23 . Alla nuova identità dell’Irc si accompagna, nel testo del Concordato, l’introduzione di nuove modalità di fruizione: se prima era un insegnamento obbligatorio con facoltà di esonero, ora diventa un insegnamento facoltativo, ma di tipo completamente originale in quanto ogni alunno (o genitore) deve dichiarare se intende avvalersi o non avvalersi di tale insegnamento. Il cambio delle regole di accesso faceva prevedere agli inizi una caduta del tasso di partecipazione alle lezioni di religione, ma il temuto crollo non c’è stato e oggi, a oltre trent’anni di distanza, l’Irc è ancora frequentato da circa l’86% degli alunni delle scuole di ogni ordine e grado. Certo, ci sono sensibili variazioni territoriali (minore adesione al Nord compensata da una partecipazione plebiscitaria al Sud) e differenze tra i diversi livelli scolastici, con le scuole secondarie di II grado (dove sono gli stessi studenti a scegliere) che presentano tassi di frequenza decisamente inferiori; ma nessuno avrebbe immaginato che oggi si potesse ancora registrare un’adesione così massiccia, che non trova riscontro in nessun altro indicatore di attenzione religiosa (dalle percentuali dei praticanti a quelle dei matrimoni religiosi, fino allo stesso numero dei battezzati). In realtà è sbagliato considerare l’Irc un indicatore dell’adesione religiosa della popolazione, dato che ormai è ampiamente radicata la convinzione della scolasticità di questo insegnamento, chiaramente distinto dalla catechesi ma nemmeno confuso con una generica storia delle religioni 23 Cfr. S. Cicatelli, Guida all’insegnamento della religione cattolica. Secondo le nuove Indicazioni , La Scuola, Brescia 2015, p. 19-24. I principali riferimenti normativi sono rintracciabili anzitutto negli artt. 3 e 34 della Costituzione, quindi nel DLgs 297/94, art. 1.2, nel Dpr 275/99, art. 1.2, nella legge 53/03, art. 1.1 e nelle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione allegate al DM 254/12. 41

RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=