Educare crescendo...nella ricerca della verità
IN COLLABORAZIONE CON L’UNESU - CEI (UFFICIO NAZIONALE PER L'EDUCAZIONE, LA SCUOLA E L’UNIVERSITÀ) EDUCARE CRESCENDO…. NELLA RICERCA DELLA VERITÀ devono vedere spesso in mezzo a loro; più che in qualsivoglia luogo dobbiamo dimorare nei loro spazi come educatori. Devono avvertire che questa è la nostra missione, il nostro modo di essere e di proporci con serenità, discrezione e rispetto. “Il cuore di ogni giovane deve pertanto essere considerato ‘terra sacra’, portatore di semi di vita divina e davanti al quale dobbiamo ‘toglierci i sandali, per poterci avvicinare ed approfondire il Mistero”. (67) Nel documento riaffiora spesso il concetto di sinodalità, costantemente presente anche se in modo subliminare, ossia il cammino fatto insieme con i nostri giovani verso Emmaus, per ascoltarli, per scoprire insieme Cristo, risvegliare la nostra fede, impegnarci in un annuncio di gioia e di speranza. “In questa ricerca va privilegiato il linguaggio della vicinanza, il linguaggio dell’amore disinteressato, relazionale ed esistenziale che tocca il cuore, raggiunge la vita, risveglia speranza e desideri. Bisogna avvicinarsi ai giovani con la grammatica dell’amore, non con il proselitismo. Il linguaggio che i giovani comprendono è quello di coloro che danno la vita, che sono lì a causa loro e per loro, e di coloro che, nonostante i propri limiti e le proprie debolezze, si sforzano di vivere la fede in modo coerente. Allo stesso tempo, dobbiamo ancora ricercare con maggiore sensibilità come incarnare il kerygma nel linguaggio dei giovani d’oggi.” (211) Siamo esortati ad una approfondita conoscenza del mondo giovanile, sia nei suoi aspetti negativi, perché molti di loro vivono in un contesto di violenza, di emarginazione, di colonizzazione ideologica, di estraneità, di dipendenza dalle droghe, di solitudine, di abusi di poteri, economici, di coscienza, sessuali; ma anche nei loro valori positivi, quando la gioventù è vissuta con pienezza (134) per il loro desiderio di sognare, scegliere liberamente, di sperimentare, di aprirsi agli altri, di creare un mondo ecologicamente migliore. Ma poiché ogni giovane è unico ed irripetibile, è un ‘originale’ e non deve diventare una ‘fotocopia’, (106) impostagli dall’esterno, l’educatore deve avere di ognuno una conoscenza dettata dall’amore e scoprirne le qualità positive, senza disperare di nessuno, senza stereotipi, perché altrimenti non educo, ma cerco solo conferme al mio pregiudizio: conoscenza possibile nel campo educativo con il dialogo diretto, con un flusso emotivo che permetta il passaggio di informazioni, con la conoscenza per quanto è possibile della vicende famigliari e della storia di ognuno. I ragazzi devono avvertire in tutti gli educatori dei nostri ambienti questo ricco calore umano e questa accoglienza. Una proposta, rivolta agli educatori cristiani, ma anche agli stessi giovani formati nella fede, ritorna spesso nell’ultima parte della lettera di Francesco: è quella di farsi accompagnatori di altri ragazzi, attraverso l’ascolto profondo, il discernimento e la presenza in spazi educativi aperti, perché scoprano o riscoprano la vita cristiana e maturino personali scelte di vita. Certamente il compito di accompagnatore non è facile, esige tante positive qualità ed anche una fede coerente. 28
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