Educare crescendo...nella ricerca della verità
IN COLLABORAZIONE CON L’UNESU - CEI (UFFICIO NAZIONALE PER L'EDUCAZIONE, LA SCUOLA E L’UNIVERSITÀ) EDUCARE CRESCENDO…. NELLA RICERCA DELLA VERITÀ Nel suo discorso, conclusivo dell’evento, il Papa ha ripreso tanti concetti educativi che gli sono cari. Condivisione, solidarietà, bontà, bellezza sono le parole più ricorrenti. Agli insegnanti Papa Francesco ricorda che “ siamo tutti chiamati a costruire un ‘villaggio globale dell’educazione’, dove chi lo abita genera una rete di relazioni umane, le quali sono la migliore medicina contro ogni forma di discriminazione, violenza e bullismo… E dove l’educazione si fa portatrice di fraternità e creatrice di pace ”. Un villaggio globale dell’educazione da costruire anche insieme con i genitori, che possono imparare dai loro figli sicuramente all’avanguardia “ per tutto ciò che riguarda la protezione della natura ”. In sintesi il papa Francesco propone alla Chiesa, alla nostra società di oggi, al mondo della politica e delle religioni, all’umanità intera un nuovo patto educativo globale che ha nella scuola, nella formazione e nel protagonismo dei giovani il suo centro: un cammino che porta, oltre allo studio ed alla competenza nelle varie discipline, ad una ecologia integrale che tocca e modifica in positivo, perché ricca di empatia e compassione, tutti gli aspetti della vita, la cura del creato, l’accoglienza, l’integrazione, la giustizia sociale, il rispetto delle future generazioni. LA LETTERA APOSTOLICA GAUDETE ET EXULTATE Inoltre i docenti sono chiamati a vivere la santità laicale, che è la santità della quasi totalità del popolo di Dio. Papa Francesco sottolinea che la santità è una possibilità concreta alla portata di tutti e che non è affatto vero che i santi siano più ammirabili che imitabili. Egli presenta invece una santità feriale e quotidiana, adatta a tutte le età della vita, non elitaria, intellettuale o volontaristica, ma legata alle relazioni che instauriamo con Dio e con gli altri, al lavoro che svolgiamo, al modo concreto con cui viviamo in pubblico ed in privato; essa ha anche una dimensione comunitaria, oltre che personale, e va vissuta, nonostante i limiti, nella coppia coniugale, nella famiglia e nell’educazione dei figli, nella scuola, nei gruppi, nelle case religiose e nelle associazioni ecclesiali, nelle celebrazioni liturgiche ed in particolare nell’Eucaristia, nell’impegno sociale a favore dei poveri e degli ultimi. Certamente la santità è frutto di grazia, è un dono che viene dall’alto, perché è il Signore che ha messo un seme nel terreno del nostro giardino e non sono i nostri meriti ad ottenerlo: tuttavia essa si sviluppa dal basso, nella vita ordinaria del popolo di Dio: è quella dei genitori che crescono con amore i loro figli, degli insegnanti che si impegnano con responsabilità nel delicato campo dell’istruzione e della educazione, degli uomini e delle donne che lavorano per il sostentamento della propria famiglia, dei malati che soffrono pazientemente, dei religiosi e delle religiose che vivono con fedeltà la loro vocazione. È in sostanza la santità del popolo di Dio, della classe media dei cristiani, spesso nascosta, comune o piccolina come quella di Teresa di Lisieux, “la santità della porta accanto”; è comunque una santità personale e graduale, ordinaria, nascosta, un itinerario 26
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