Educare crescendo...nella ricerca della verità

IN COLLABORAZIONE CON L’UNESU - CEI (UFFICIO NAZIONALE PER L'EDUCAZIONE, LA SCUOLA E L’UNIVERSITÀ) EDUCARE CRESCENDO…. NELLA RICERCA DELLA VERITÀ come in passato, saper abitare i luoghi e i non luoghi, in quanto spazi sociali e di relazioni. Il nodo problematico, a mio parere, è quello di capire in che modo abitare come cristiani questi spazi sociali, come annunciare e testimoniare il Vangelo attraverso una prassi pastorale che raggiunga gli uomini e faccia cogliere loro la bellezza dellacarità cristiana per aprire, i giovani e gli adulti alla speranza. Nella logica sistemica e di interdipendenza planetaria, l’esigenza è pure quella di una risposta significativa, non settoriale ma altrettanto globale e politico-strutturale. Dunque, viene a galla la questione d’insieme sulle direzioni e orizzonti di senso, in merito al futuro dell’umanità che la Chiesa deve indicare nella prassi pastorale. Di fronte all’inquietudine dell’uomo contemporaneo, sulle domande relative ai grandi temi etici, il messaggio cristiano deve ancora rappresentare una risposta di senso e significato per l’oggi e per il futuro, in vista dell’approdo alla meta finale. Quindi, un messaggio di speranza e di salvezza per il qui ed ora della vita, ma in prospettiva escatologica. Alcune suggestioni ci provengono da lontano, ma che necessitano sempre di un’attualizzazione e contestualizzazione. In merito a quanto detto può essere ancora valido l’insegnamento della lettera a “Diogneto”: «Vivendo in città greche e barbare, come a ciascuno è capitato, e adeguandosi ai costumi del luogo nel vestito, nel cibo e nel resto, testimoniano un metodo di vita sociale mirabile e indubbiamente paradossale. Vivono nella loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutto come cittadini e da tutto sono distaccati come stranieri. Ogni patria straniera è patria loro, e ogni patria è straniera… Dimorano nella terra, ma hanno la loro cittadinanza nel cielo. Obbediscono alle leggi stabilite, e con la loro vita superano le leggi… I cristiani abitano nel mondo, ma non sono del mondo». Pertanto, il messaggio cristiano è interpellato nella sua integralità, paradossalità e globalità, è in questa sua logica che deve essere l’oggetto della pastorale, pertanto non è il mezzo che rende accattivante il Kerigma ma la testimonianza di coloro che lo hanno incontrato e adesso lo devono annunciare agli uomini di oggi, all’uomo-device del primo ventennio del ventunesimo secolo, nell’era del paradigma pancom-putazionale che sta pervadendo la nostra società. Un altro suggerimento ci viene da lontano, ma alquanto attuale nella nostra realtà sociale, è l’invito di Guardini a vivere il tempo come compito, saper abitare i luoghi e i non luoghi del proprio tempo come impegno, non per risolvere i problemi ma come impegno nel cercare soluzioni, attraverso i piccoli segni e a piccoli passi per affrontarli e anche risolverli. È nel nostro tempo, e abitandolo, che siamo chiamati a individuare i criteri per la lettura del tempo che viviamo, non 144

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