Educare crescendo...nella ricerca della verità

IN COLLABORAZIONE CON L’UNESU - CEI (UFFICIO NAZIONALE PER L'EDUCAZIONE, LA SCUOLA E L’UNIVERSITÀ) EDUCARE CRESCENDO…. NELLA RICERCA DELLA VERITÀ durò poco. Questa volta l’insegnante era troppo bravo, mal sopportava le dinamiche della scuola, e trovò subito un posto migliore di dirigente presso l’Istituto Don Gnocchi. L’anno seguente si ritornò al punto di partenza, e oggi che Gabriele è diventato un giovane alto e prestante, quei baci e quegli abbracci che gratificavano tanto gli insegnanti ne fanno un emarginato, che non può frequentare nessun contesto sociale senza stretta sorveglianza, perché la gente ha paura di lui» 16 . 2. Conclusioni Visitando tante scuole e incontrando ragazzi e professori, si raccolgono esperienze che ci colpiscono e che ricordiamo con vivezza. Si incontrano studenti splendidi, attenti, gentili, animati da profondo rispetto e ne rimaniamo ammirati. Rimasti soli, capita di interrogarci sul perché di un così vivo interesse e sul valore positivo che riscontriamo in tanti di loro (ma non in tutti). Evidentemente ci sono dei ragazzi particolarmente sensibili; ma, in realtà, tutti i giovani possiedono una sensibilità profonda e sono interessati alla vita: quante volte siamo noi adulti, e purtroppo anche la scuola, a condurli su un terreno di astrattezza, a inaridire la ricchezza e la bellezza della realtà. Ci si dimentica, troppo spesso, che l’uomo non coincide con il suo cervello e che la motivazione ad agire trae origine non solo dai suoi pensieri, ma da tutta la complessità della persona, che si radica profondamente nel suo sentire. I pensieri si ravvivano e danno impulso alla volontà quando sono accesi dai sentimenti, partendo dall’esperienza: questa è la peculiarità dell’essere umano. Ora, i giovani sono spontaneamente idealisti, ossia percepiscono un tessuto di idee che sta dietro gli eventi, concepiscono che idee giuste producono azioni giuste e parteggiano per quelle, vi aderiscono totalmente. Chiedono agli adulti, ai loro maestri ed educatori, di condividere questa percezione della realtà, ma spesso, in risposta, hanno soltanto vuote parole, demagogia e retorica, non la forza delle idee, non la verità dell’esperienza. Per questo, il vero educatore non deve essere un parolaio: egli non può che essere un testimone della verità e, quindi, non può insegnare se non ciò che ha realmente sperimentato. E i giovani lo riconoscono. Per dirla con Ignazio di Antiochia: «Si educa molto con quel che si dice, ancor di più con quel che si fa, molto di più con quel che si è» 17 . Se i ragazzi in aula mantengono vivo il loro interesse, allora tutto questo c’è: c’è la verità dell’esperienza vissuta, c’è un’idea giusta, c’è il valore di chi ha pensato e realizzato tutto questo (il docente). «La parola è autorevole quando è suffragata dalla vita» 18 . È per questo che ho deliberatamente 16 D.Vivanti, cit. 17 I GNATIUS A NTIOCHENSIS , Epistola ad Romanos , in Migne, Patrologia Graeca. 18 Per la scuola , cit., p. 229. Importante evidenziare, in relazione al contenuto del presente lavoro e a coloro cui è rivolto, che nella parte conclusiva dello stesso documento (a pag. 227) è scritto: «Strumenti importanti per l'accompagnamento dei docenti rimangono le associazioni laicali ecclesiali di categoria: l'Associazione Italiana Maestri Cattolici (AIMC) e l'Unione Cattolica Italiana Insegnanti Medi ( UCIIM ). Per i genitori ricordiamo l'Associazione Genitori (AGe) di ispirazione cristiana, e 127

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