Educare crescendo...nella ricerca della verità

IN COLLABORAZIONE CON L’UNESU - CEI (UFFICIO NAZIONALE PER L'EDUCAZIONE, LA SCUOLA E L’UNIVERSITÀ) EDUCARE CRESCENDO…. NELLA RICERCA DELLA VERITÀ 3. Alcune testimonianze Di seguito alcune esperienze e alcune testimonianze, di genitori o insegnanti, importanti per capire, da parte di chi non è coinvolto nella disabilità o la vive più da lontano, che cosa sia questo mondo. Tante volte è davvero difficile vedere oltre le apparenze, scorgere tutta la ricchezza e l’integrità di una persona dietro la prigione del corpo, dietro l’ostacolo che la disabilità costituisce per il nostro sguardo. È solo l’abnegazione di chi in tali vicende è immerso, che riesce a superare la stanchezza, la volontà di abbandonare tutto per ritornare alla “normalità”. E in ciò, riscopriamo la vera azione pastorale, la dedizione profonda, il donare se stesso all’altro e nell’altro riconoscersi. Testimonianza di una persona con autismo ad alto funzionamento «Di tanto in tanto esplodevo… Tiravo oggetti, mordevo o picchiavo chi cercava di avvicinarmi… senza ragione, dicevano gli altri. Ma per me c’era sempre una ragione, solo che gli altri non la capivano. Per esempio poteva terrorizzarmi un suono o la gente quando faceva cose che non capivo. Era difficile per me capire il mondo… il linguaggio, per esempio: quando diceva una cosa la gente sembrava sempre voler dire qualcos’altro. Ero estremamente sensibile al rumore e al tatto, e questo mi creava molte difficoltà. Non avevo amici, ma questo non mi creava problemi. La scuola invece era una vera tortura: nessuno capiva le mie difficoltà, di me pensavano che fossi una scapestrata, viziata e maleducata. Gli altri bambini mi prendevano in giro o mi picchiavano…» 13 Giuseppe Ha 17 anni, iscritto al secondo anno di una scuola superiore (un liceo). «Andava nel corridoio dove faceva lunghi salti, accovacciandosi sulle gambe e spiccando dei salti molto alti, camminava e correva velocissimo, talvolta urtando chi gli passava vicino, lui stesso spingeva in malo modo le persone che sostavano in quello che considerava un «suo spazio», urlava forte (singoli fonemi, per lo più la A)…» Giuseppe ha un disturbo autistico con assenza del linguaggio verbale. «Ha detto la prima parola “ciao” all’età di 16 anni, a scuola, ora dice anche “mamma”, “Papà”, “Papà pronto” (quando la cena è in tavola) “brioche” e pronuncia il nome dell’educatore e dei suoi insegnanti….[Grazie all’opera instancabile dei suoi insegnanti, ora ] sa effettuare il completamento di parole nelle quali mancano alcuni grafemi, segue le righe e non esce dai margini…è in grado di effettuare semplici operazioni (addizioni e sottrazioni) in colonna fino al numero 20 e con la calcolatrice effettua anche moltiplicazioni con numeri a tre cifre….Riconosce alcune figure geometriche di cui sa calcolare il perimetro…» 14 . Testimonianza di una insegnante di sostegno 13 Da D.Vivanti, L’integrazione degli alunni con autismo: il punto di vista dei genitori , in corso di stampa. 14 Lucio Cottini, L’autismo a scuola. Quattro parole chiave per l’integrazione , Carocci Faber, Roma 2011, pp. 22-23. 125

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