Educare crescendo...nella ricerca della verità
IN COLLABORAZIONE CON L’UNESU - CEI (UFFICIO NAZIONALE PER L'EDUCAZIONE, LA SCUOLA E L’UNIVERSITÀ) EDUCARE CRESCENDO…. NELLA RICERCA DELLA VERITÀ matematica, la lingua e la letteratura, la storia e la geografia…quasi come svago, occupazione marginale e non essenziale ( puoi essere stonato, ma se non sai di economia e diritto non ti fai strada nella vita… ). Esse sono invece il caposaldo della vera educazione, l’asse attorno a cui far girare la didattica, invertendo così il moto inverso e involuto dell’astrattezza rozza e pesante. Tanto più questo discorso deve valere per i nostri ragazzi con disabilità, convincendosi che l’arte e la musica non sono un minus quam rispetto ad altri apprendimenti ma talora li compendiano tal altra li superano, in ogni caso valorizzano e danno voce alle differenze individuali che possono toccare vertici espressivi di livello altissimo, dando compiutezza alla formazione dell’essere umano (e di quell ’essere umano in particolare). Si tratta, in definitiva, di aprire una finestra sulla realtà, di far osservare e portare a riflettere, ma anche di “sentire” gli altri, di rendere il discente in grado di inserirsi volitivamente nel mondo e ammirarlo, indagarlo con tutti i sensi (anche di immaginare di cambiarlo per renderlo migliore), partendo, se possibile – come diceva Aristotele – dal primo moto che muove ogni essere umano verso la conoscenza: la meraviglia 11 . * La persona deve essere vista come un unicum e – nella sua globalità – non va frammentata in parti. Mentre è vero – come detto dianzi per l’arte e la musica – che alcune discipline muovono insieme tutte le facoltà psichiche dell’essere umano, non bisogna pensare che, ad es. la letteratura, sviluppi solo l’aspetto mentale né, soprattutto - con l’intento di rendere l’apprendimento quanto più attraente e coinvolgente per i ragazzi - che vengano abbassati gli obiettivi ed edulcorati i contenuti. Ogni disciplina deve diventare materia viva d’incontro con la vita, occasione di confrontarsi con la realtà, senza artificiose separazioni, senza cioè immaginare di dover aggiungere agli impianti teorici delle discipline interessi e motivazioni dall’esterno. La psicologia scientifica sostituisce il termine “volontà” con “motivazione”. Ebbene, non si può immaginare di vedere la motivazione separata dal corretto agire. Tale assunto deve anzitutto manifestarsi nell’insegnamento. Infatti, non si tratta di aggiungere una motivazione dall’esterno, ma di far sì che intrinsecamente l’attività di studio avvicini il discente a sé e lo coinvolga. Anna Maria Ajello ha espresso in maniera mirabile questo principio: «Il significato di quel che si fa è automaticamente riconosciuto per il fatto che vi si prende parte attiva; in altre parole, ciò vuol dire che non c’è bisogno di “motivare” qualcuno a fare qualcosa o ad impegnarsi per riuscirci perché è lo stesso soggetto che attribuendo senso a quello che fa, si coinvolge» 12 . 11 Ripreso da R.Ciambrone, Pensare, sentire, volere: per una pedagogia della meraviglia , in «Education 2.0», 21marzo 2015. 12 A NNA M ARIA A JELLO , Apprendimento e competenza: un nodo attuale, in «Scuola & Città», trimestrale di problemi educativi e di politica scolastica (n. 1, 2002), L’Apprendimento: Concetti e Parole , La Nuova Italia, Firenze, pp. 39-56. 124
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