Educare crescendo...nella ricerca della verità
IN COLLABORAZIONE CON L’UNESU - CEI (UFFICIO NAZIONALE PER L'EDUCAZIONE, LA SCUOLA E L’UNIVERSITÀ) EDUCARE CRESCENDO…. NELLA RICERCA DELLA VERITÀ posizionò in un angolo in fondo all’aula e dopo circa 15 minuti poté osservare un fatto che dava la spiegazione delle difficoltà sperimentate da Federico. Alla stessa ora della mattina, il sole sorgeva da dietro i palazzi, facendo convergere un fascio di luce sul banco del nostro studente, il quale – come tutti coloro che sono interessati da disturbi dello spettro autistico – era ed è estremamente sensibile ai fenomeni luminosi, tanto da entrare interiormente in confusione, nel tentativo di contenere se stesso e mantenere un comportamento accettabile mentre subiva il disturbo provocato dalla sorgente luminosa. Fu sufficiente spostare lo studente in un banco riparato alla luce per riguadagnare la sua attenzione e vedere migliorati sensibilmente i risultati scolastici in matematica. Ora, quel tipo di problema non era neppure nel novero delle cose che i docenti potevano considerare, in ragione della loro non conoscenza delle problematiche dell’autismo. Ma una volta appresa la cosa, diventò normale verificare successivamente che Federico non si trovasse in una condizione di fastidio causata dal suo essere foto-sensibile. Questa è la dinamica della conoscenza: quando diveniamo competenti in merito a una problematica, sappiamo riconoscerla nelle situazioni contingenti. Allo stesso modo, l’attitudine a indagare l’interiorità altrui, per entrare in contatto con quella e saper declinare la nostra azione a favore di quella individualità nell’intervento didattico, diventa agire competente. * Il presupposto affinché questa azione abbia successo è che si faccia riferimento ad una antropologia valida e coerente, che contempli tutte le dimensioni della persona. Già Maritain attribuiva alla ‘concezione dell’essere umano’ un ruolo essenziale per lo svolgimento di una sana e “vera” pedagogia. Si tratta ovviamente di stabilire quale concezione dell’uomo debba fondare la Pedagogia , giacché – come ha scritto Claparède – «che la Pedagogia debba fondarsi sulla conoscenza del bambino come l’orticoltura si fonda sulla conoscenza delle piante è una verità che sembra elementare» 9 . Occorre orientarsi a una concezione dell’uomo che, nello spirito di un’etica attiva, esalti la sua dignità e lo riconnetta alle radici divine, traendo spunto dai grandi pedagogisti ispirati dal pensiero cristiano ed anche a tutta la seconda parte della Summa Theologiae , intendendola come una fonte preziosissima per tutta l’antropologia. * Negli ultimi dieci o quindici anni, abbiamo assistito all’introduzione nella scuola di base di nuovi strumenti didattici – programmi e metodologie – in massima parte ispirati alle recenti teorie educative elaborate in area angloamericana, riconducibili alle ricerche fiorenti nell’alveo della filosofia analitica. 9 E DOUARD C LAPARÈDE , Psicologia del fanciullo (1909); trad. it. di B.Garan – G.Setter, Ed. Universitarie, Firenze 1955, p. 55. 121
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