Educare crescendo...nella ricerca della verità

IN COLLABORAZIONE CON L’UNESU - CEI (UFFICIO NAZIONALE PER L'EDUCAZIONE, LA SCUOLA E L’UNIVERSITÀ) EDUCARE CRESCENDO…. NELLA RICERCA DELLA VERITÀ insegnante. Si tratta di una capacità che deve essere coltivata, consapevolmente. Non va esercitata con altri modi, quelli della psicologia, ad esempio, per quanto quei metodi non potrebbero portare a conclusioni diverse. Tuttavia, l’approccio non può che essere differente. L’insegnante è uno scienziato pratico, che si regola nella sua professione mediante analisi rapide e intuitive della realtà che lo circonda: la classe. Immaginate se ogni mattina e ad ogni cambio di classe un docente dovesse somministrare un test ai propri alunni per sondarne l’umore, la prontezza all’ascolto, la capacità intellettiva. È evidentemente impossibile adottare test psicometrici eppure un riscontro delle condizioni psicologiche della classe è ciò che è richiesto ad ognuno di noi allorché, entrato in aula, deve “mettersi in relazione” con i propri alunni per avviare qualsivoglia attività. Ho definito una volta tale capacità dell’insegnante come “mistero della rispondenza”. È quella particolare dote che ogni insegnante possiede di avvertire un feedback – meglio, in italiano, “rispondenza” – dalla propria classe e da ciascun alunno in particolare dopo aver, ad esempio, svolto una lezione e spiegato un particolare argomento. Si rivolge allora ai ragazzi per chiedere se tutto è chiaro per loro. In quel momento accade che si mette in moto un tipo particolare di percezione – “sintetica” – che riesce ad intercettare i moti di attenzione. Allora percepiamo che lo sguardo dei nostri alunni si riempie di “presenza” ed è vivo, brillante oppure è spento, magari rivolto verso il basso. Insomma, lo sguardo ci dà un lume dell’anima : della comprensione, se vi è stata, o della mancanza di essa e dell’incertezza che ne consegue. Del resto, non vi è mai capitato, mentre siete intenti a scrivere qualcosa alla lavagna, volgendo le spalle alla classe, di riuscire a intendere che c’è stato un calo di attenzione e, quindi, di richiamare tutti a una maggior concentrazione? Non stanno parlando, i ragazzi, ma si percepisce che l’attenzione è calata. Allora, questi moti sottili, sono importanti ed è importante percepirli, portarli consapevolmente alla nostra coscienza, in quanto sviluppano in noi la capacità di entrare in relazione con l’altro. È evidente che, in casi difficili, è la preghiera silenziosa a venirci in aiuto, ma questa dovrebbe essere il moto costante sotteso ad ogni nostra azione. Qui si vuole solo indicare che un moto inizialmente spontaneo, collegato alla nostra attitudine all’insegnamento, non deve essere trascurato, bensì coltivato consapevolmente, per divenire strumento di introspezione e capacità di entrare in relazione cosciente con l’altro. * Un episodio riportato dal dott. Fabio Apicella, del Centro Stella Maris di Pisa, diventa al tal riguardo illuminante. Il dott. Apicella, psicologo, aveva in cura un ragazzo (che qui chiameremo Federico), con autismo ad alto funzionamento. Tali soggetti (che rientrano spesso tra gli “Asperger”) hanno un alto rendimento scolastico, specialmente nei sistemi chiusi, come nella matematica. E, in effetti, Federico andava molto bene in matematica, ma a scuola riportava sempre pessimi voti. Incuriosito da ciò, Apicella si mise in contatto con il docente di matematica e, non essendo riusciti a venire a capo della vicenda, si accordarono affinché lo psicologo potesse osservare il ragazzo durante le lezioni in classe. Matematica si svolgeva il martedì e il giovedì alla seconda ora, dalle 9,30 alle 10,30. Apicella si 120

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