Educare crescendo...nella ricerca della verità
IN COLLABORAZIONE CON L’UNESU - CEI (UFFICIO NAZIONALE PER L'EDUCAZIONE, LA SCUOLA E L’UNIVERSITÀ) EDUCARE CRESCENDO…. NELLA RICERCA DELLA VERITÀ Di contro, quando si parla di bisogni educativi speciali, vi è una tendenza a confondere le parti, così che una sorta di nebbia grigia avvolge tutto sfumandone i contorni. Mi riferisco a quanti affermano che «i BES non esistono, ci sono solo percorsi differenziati». E come possono giustificarsi, mi chiedo, percorsi differenziati se non sulla base di differenze individuali? Don Lorenzo Milani diceva che «non c’è nulla che sia ingiusto quanto far le parti uguali fra disuguali». Questa frase possiamo intenderla come una traduzione o un’interpretazione dell’ unicuique suum . Ora, come si traduce – pedagogicamente – il concetto di equità insito sia nella massima di Ulpiano che nell’espressione di don Milani? Come possiamo favorire il successo formativo non solo di Matteo, che abita in zona Fiera a Milano ed ha il papà impiegato e la mamma infermiera, che va bene a scuola e prende tutti 8; ma anche di Ahmed, che sta alla scuola Pisacane di Roma; e di Samir che va alla scuola di via Paravia a Milano, è appena arrivato in Italia ed ha problemi di inserimento nella classe (oltre che di sopravvivenza perché il papà non trova un lavoro); e di Margareth che ha un ritardo mentale, e di Lorenzo, che è iperattivo, e di Antonio, che è dislessico? Perché stiamo parlando di bambine e bambini, di donne e uomini, di esseri umani, di ciò che vi è di più bello, delicato e complesso al mondo. Per far questo è richiesto uno sguardo pedagogico o meglio psicopedagogico: che sappia intelligere ossia leggere dentro ( intus legere ) le cose e le persone, per trarne poi orientamenti ad agire. Ci vuole un insegnante, con la competenza e la capacità di percepire l’essere umano in tutta la sua complessità e di saper scegliere una strategia, di applicare un metodo. La pedagogia è la competenza in questo discernere 8 . 2.2. Il metodo proprio Per poter svolgere un’azione pastorale, per realizzare una relazione d’aiuto, per poter sostenere chi è più debole, è fondamentale poter avere una rappresentazione chiara di chi abbiamo davanti. Ho detto, poco prima, che nel relazionarsi con persone che vivano in una condizione di disabilità grave, occorre cercare di percepirne l’interiorità. Ebbene, come fare? La percezione dell’altro è il fondamento non soltanto della relazione con i più deboli, ma l’elemento sostanziale che innesta un’autentica relazione educativa e che consente di “personalizzare”. Come si potrebbe, altrimenti, declinare l’insegnamento, rivolgendosi alle differenti individualità presenti nella classe, senza avere di queste differenze la chiara percezione? Questa capacità di percepire l’altro, di comprendere le sue potenzialità, i tratti psicologici, il temperamento e gli stili di apprendimento è qualcosa che attiene all’attitudine di ciascun vero 8 Ripreso in parte da R. C IAMBRONE , La cultura dei Bisogni Educativi Speciali dalla scuola alla società , in USR Puglia, Verso una cultura sociale dei BES , Ed. La meridiana, Molfetta 2014. 119
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