Educare crescendo...nella ricerca della verità

IN COLLABORAZIONE CON L’UNESU - CEI (UFFICIO NAZIONALE PER L'EDUCAZIONE, LA SCUOLA E L’UNIVERSITÀ) EDUCARE CRESCENDO…. NELLA RICERCA DELLA VERITÀ dell’integrazione degli alunni con disabilità ad una scuola della piena inclusione di tutti gli alunni. Il passaggio auspicato richiede sia una revisione normativa, quanto una grande riforma del pensiero pedagogico e delle pratiche didattiche. In tal senso, occorre sempre più una didattica inclusiva e sempre meno una didattica speciale. Ma c’è di più. I ‘semi’ di questo orientamento sono già nella legge 104/92 in cui si è chiarito in termini inequivocabili che l’insegnante di sostegno è chiamato a fornire un supporto alla classe e non al singolo alunno, non lasciando spazio a meccanismi di delega. Occorre quindi potenziare la cultura dell’inclusione e ciò mediante un approfondimento delle relative competenze degli insegnanti curricolari e una possibile ridefinizione della funzione del docente di sostegno, risorsa aggiuntiva assegnata a tutta la classe. Ciò richiede anche un nuovo modello organizzativo nella gestione del processo di integrazione scolastica e di presa in carico degli studenti in difficoltà (certificati o meno) da parte dei docenti: di tutti i docenti. Quindi, un’assunzione di responsabilità che attiene al livello morale. 2.1.3. Unicuique suum Vi è chi ha intravisto tra le pieghe della Direttiva sui Bisogni Educativi Speciali 7 quella perniciosa dinamica che porta ad etichettare ogni cosa, definendo con nomi diversi realtà che invece, sostanzialmente, differenti non sono. Strano, poiché l’intento ispiratore è di matrice opposta. Personalmente ho sempre guardato con poca accondiscendenza a quella tendenza, o meglio, a quella deriva, per cui un insegnante, alla vista di un bambino vivace e magari anche turbolento, sostiene «per me è iperattivo!». Stesso vale per le “pseudo diagnosi” di dislessia o di altri disturbi e complicazioni. Tutto questo mi fa pensare a quel passo dei Tre uomini in barca di Jerome Kapla Jerome allorché ciascuno attribuisce a se stesso ogni specie di malattia, riconoscendo nei sintomi descritti dal compagno qualcosa di affine a ciò che sente di avere. Ciascuno è libero di pensare ciò che vuole di se stesso. Ma quando il pensiero di un adulto si traduce in un giudizio su un bambino, si deve essere molto accorti e responsabili. C’è davvero il rischio di apporre etichette, che è difficile poi levare. La locuzione latina unicuique suum è la rielaborazione del suum cuique tribuere , uno fra i principali precetti del diritto romano. È riscontrabile in Ulpiano, in un frammento della sua opera conservatoci attraverso i Digesta giustinianei. In italiano è tradotto come "dare a ciascuno il suo", ossia che a ciascuno sia dato quanto gli è dovuto . L’ Unicuique suum lo possiamo intendere non solo nel senso di attribuire a ciascuno ciò che a lui spetta - ossia il diritto che è a lui proprio - ma anche nel senso che “ciascuno deve fare ciò che è nelle sue competenze”: ai clinici la diagnosi, agli insegnanti gli interventi educativi. 7 Direttiva MIUR 27.12.2012, Strumenti d’intervento per alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica . 118

RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=