Educare crescendo...nella ricerca della verità
IN COLLABORAZIONE CON L’UNESU - CEI (UFFICIO NAZIONALE PER L'EDUCAZIONE, LA SCUOLA E L’UNIVERSITÀ) EDUCARE CRESCENDO…. NELLA RICERCA DELLA VERITÀ All’inizio della mia esperienza con la disabilità conobbi una ragazza di vent’anni, cerebrolesa e autistica, cui era stata affidata un’assistente. Questa ragazza non parlava e, guardandola da vicino, si notava uno sguardo assente. Ciò poteva persino indurre a pensare che non avesse una vita interiore. Le era stato dato uno strumento per la comunicazione facilitata, un piccolo computer, con cui imparò a scrivere. Tra le prime cose, scrisse: «La persona che si occupa di me mi tratta come un pacco postale». Dietro quello sguardo assente c’era, e c’è, una persona vera, che sente come me e come voi, e che soffre come me e come voi; sguardo assente che è ostacolo - per lei – ad esprimersi e velo – per noi – a vederla per quel che veramente è. Da quel momento è iniziato un lungo lavoro. La prima cosa da fare, nel relazionarsi con persone che vivano in una condizione di disabilità grave, è cercare di percepirne l’interiorità - ciò per cui il corpo è ostacolo ad esprimersi in tutta la pienezza della persona - osservando l’ umanità dello sguardo (anche dietro la parvenza di una vuota fissità). A partire da ciò è possibile costruire una relazione attraverso cui si realizzi uno scambio reciproco ed una crescita interpersonale, con particolare attenzione a chi è più debole. È proprio nella scuola che può realizzarsi questo scambio reciproco quale “relazione d'aiuto” in cui l'uno promuove la crescita umana e spirituale dell'altro. Con questa espressione, che assume un significato pedagogico, si intende un intervento di supporto allo sviluppo dell'io, fondato sulla comprensione dell’altro, dei suoi pensieri, delle sue motivazioni e dei suoi bisogni, teso a sviluppare nell'altro la consapevolezza di sé stesso, emancipandolo dai condizionamenti che ne ostacolano lo sviluppo, fisicamente e, ancor più, interiormente. È la relazione che si stabilisce, per esempio, tra medico e paziente, ma anche tra genitore e figlio e, soprattutto, per quel che qui interessa, tra insegnante e studente, secondo una direzione di aiuto finalizzata alla crescita e all’autonomia di colui che in questa relazione è coinvolto. In tal senso, prendersi cura del prossimo, nella relazione d’aiuto, può essere inteso come compito dei responsabili della comunità cristiana o comunque di quelle persone, al suo interno, in possesso di specifici “doni” o competenze. Questo prende il nome di cura pastorale (ultimamente anche di counselling cristiano). 2.1.1. Equità e inclusione La Scuola Italiana si contraddistingue per essere una scuola aperta a tutti, accogliente e solidale. Il diritto all’istruzione – che è un diritto universale dell’infanzia – è assolutamente tutelato. Chiunque può iscriversi a scuola, anche se non in posizione regolare di soggiorno e per tutti i bambini vale il principio della scuola comune. Lo sviluppo dell’integrazione scolastica ha contribuito a fare del sistema di istruzione italiano un luogo di conoscenza, sviluppo e socializzazione per tutti, sottolineandone gli aspetti inclusivi piuttosto di quelli selettivi. La progressiva centralità che ha assunto l’alunno nel processo formativo, il principio e la priorità del concetto di apprendimento su quello di insegnamento, la ricerca psicopedagogica e didattica che hanno 116
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