5 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2024 Spiritualità costruire anche un tempio storico che culmina con l’Incarnazione del Figlio nella costruzione di una casa di preghiera che è la Chiesa. Con la sua passione e risurrezione Gesù diverrà la pietra d’angolo che unisce inseparabilmente le due pareti di questo tempio, Dio e l’uomo: ogni credente è pietra viva, levigata dallo Spirito, e in questa casa può condividere il mistero stesso del Figlio, che è nella sua stessa persona preghiera continua rivolta al Padre. In Gesù Dio cerca ognuno di noi. Dobbiamo aver sete di Dio, desiderare l’incontro con Lui, sposo della Chiesa e di ogni anima credente. Ora che Cristo è venuto ha introdotto nel cuore di ogni fedele il canto eterno che Egli, mosso dallo Spirito, canta dall’eternità nelle sedi celesti «Abbà! Padre!», un canto che solo i piccoli possono imparare, perché a loro soltanto viene rivelato: un canto che è la nostalgia di Adamo peccatore, il desiderio dei profeti, velato ancora nei salmi, ma pienamente svelato a ogni anima innamorata di Cristo. Questo canto nuovo Cristo lo cantò per tutta la sua vita, in modo perfetto sulla croce, consegnando il suo Spirito al Padre, quello Spirito che anche in noi grida «Abbà!» e ci immerge nella vita e nel canto della Trinità divina. Ma solo se saremo coscienti di avere un bisogno estremo della grazia, consapevoli della nostra povertà, potremo cantare il canto nuovo che Cristo ha donato alla sua Chiesa. La liturgia canto della sposa «La chiesa nasce dalla croce pasquale: lì celebra la sua unione nuziale con lo sposo. Come dote nuziale, come pegno del suo amore e della sua unione, Cristo le ha dato se stesso in atto di offerta... le ha fatto dono della sua preghiera, di sé stesso divenuto preghiera.» (pag. 60) Riceviamo questo dono nella liturgia eucaristica, fonte e alimento della nostra preghiera personale: l’eucaristia non è un ricordo devoto di Gesù, è il nostro incontro con Gesù vivo, è oggi partecipazione alla sua larsi a noi per mezzo di Gesù è la fonte e la sorgente della preghiera. Per mezzo della silenziosa fede di Maria, la preghiera «Abbà!» del Figlio si diffonde sulla terra in ogni tempo. La preghiera si è fatta carne, visibile e tangibile, perché noi potessimo cantare prima in questo mondo e poi nel paradiso con il suo Figlio un canto eterno al Padre. Nel ventre tuo si raccese l’amore, per cui caldo ne l’eterna pace così è germinato questo fiore. (Par. XXXIII, 7-9) Nel ventre di Maria con l’incarnazione del Verbo si riaccende l’amore divino, si rinnova il dialogo fra Dio e l’uomo, e questo mistero genera la Chiesa e poi il Paradiso, l’eterna beatitudine, l’eterna preghiera. Maria è pertanto la madre della preghiera, nostra e della Chiesa, perché è madre dell’unico che sa e può pregare. Maria è forma Dei, ossia stampo di Dio in cui dobbiamo fonderci, per essere persone nuove, per vivere nella speranza, per formare il popolo di Dio e anticipare la celeste Gerusalemme. La casa della preghiera: l’universo, la Chiesa, il cuore di ogni credente Con il mistero dell’incarnazione risulta evidente che Dio vuol abitare con noi e costruire una casa di preghiera. Dio l’ha preparata, anticipata creando con la sua Parola l’universo per un atto assolutamente libero della sua volontà: se il Padre cessasse di pronunciare il suo Verbo, l’effetto del Verbo, ossia l’universo creato, non sussisterebbe, sprofonderebbe nel nulla. L’universo è pertanto un tempio cosmico, che innalza a Dio con un linguaggio silenzioso l’inno di ringraziamento che il Figlio fa risalire al Padre. L’universo intero è l’ombra del corpo del Figlio (cfr. Col. 2,17), che è il perfetto compimento di tutte le cose, è anch’esso epifania, manifestazione del Verbo divino. Ma con la creazione di Adamo Dio inizia a
RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=