La Scuola e l'Uomo - n. 9-10- Settembre-Ottobre - 2024

35 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2024 so per poter raggiungere uno scopo comune. L’offerta è stata proposta attraverso un’esperienza interdisciplinare e laboratoriale in una dimensione verticale con i più grandi a sollecitare i più piccoli, nell’ottica della peer education e del tutoring, in una collaborazione fattiva fra i diversi ordini di scuola ma anche tra istituti italiani e sloveni. Il prodotto finale è stato una tovaglia larga 1,80 metri e lunga 100 realizzata con tessuti raccolti a casa dai partecipanti e da loro stessi cuciti assieme in moduli di una misura prestabilita e poi stesa in piazza Unità l’11 aprile. in un flash mob, come a dire che si parte dalle case, si attraversano le scuole e si arriva al centro della città. E attorno a questa coloratissima tovaglia un migliaio di ragazzi hanno condiviso il pranzo; e poi sulla tovaglia hanno apparecchiato altri prodotti per chi a quella mensa non c’era ma che è povero: la Comunità di S. Egidio e stata incaricata di distribuire il tutto alle famiglie bisognose... e come nella moltiplicazione dei pani nel Vangelo anche qui tantissime sporte sono state riempite. La gioia dei ragazzi era palpabile, un’emozione contagiosa. Questa grande tovaglia mi ha fatto ricordare la tovaglia dell’altare, a cui tutti siamo invitati per essere sfamati dall’Amore di Dio. Tutti. Non perdiamo l’occasione di condividere, di partecipare, di tessere insieme legami che rendono il futuro pieno di speranza. Di fronte al mondo così complicato, da soli ci scoraggiamo: insieme possiamo cogliere che ci sono colori pieni di speranza, che c’è un progetto di fraternità a cui siamo invitati a partecipare e per il quale possiamo gioire. È il progetto che Dio ci ha affidato. Mons Enrico Trevisi vescovo di Trieste. Un breve commento post settimana sociale merita la sorte della mega tovagliona. Dal 3 al 7 luglio davanti le sono passati Mattarella, le forze dell’ordine, i volontari ed i funzionari della CEI, i cardinali, i vescovi e i mille delegati provenienti da tutt’Italia. L’ha soprattutto osservata papa Francesco, transitandole davanti in carrozzina appena sbarcato dall’elicottero, con il vescovo Enrico vicino che gliela illustrava. Il 7 sera era già smontata ed insacchettata in una settantina di pezzi che viaggeranno in tutt’Italia. Sono vescovo di Trieste, monsignor Enrico Trevisi, e tutto il suo discorso è stato dedicato alla tovaglia, cento e passa metri di rotolo steso con un colpo d’occhio incredibile fuori dalla sala convegni. Progetto artistico che ha messo a tema la «partecipazione» a partire dalle suggestioni offerte dall’artista Sidival Fila, frate minore francescano che scopre nei materiali più semplici, per lo più vecchi tessuti nascosti magari alla vista per secoli, perché posizionate dietro i quadri o gli arazzi, o usati come fodere di vesti liturgiche, una storia di relazioni ed intrecci su cui interviene con ago e fili, per cucire le lacerazioni esistenti, inserire altri materiali, tingere a volte delicatamente la trama. In ogni sua opera è espressa la TENSIONE che ricompone le lacerazioni del tessuto logoro, senza però mai nasconderle così come nella partecipazione attiva alla vita di una comunità si deve cercare di non celare le ferite sociali, le piaghe, le lacerazioni; bensì portandole alla luce, ricucirle generando così nuove forme, nuove interpretazioni. Per questo ciò che è usato non è mai un acquisto finalizzato all’utilizzo artistico. Il materiale, il tessuto ha una sua storia che narra di una propria esistenza e di relazioni e per questo non si tratta di un semplice riciclo ma di un vero e proprio riscatto, che espone quella pezza di tessuto all’emergenza degli sguardi di oggi, manifestando piegature, trasparenze e chiaroscuri, interessanti dal punto di vista del linguaggio artistico ma anche simbolico. Permettere la presenza di pieghe nel tessuto, morbide e accoglienti come un grembo capace di custodire la vita, fa intravedere fra le trame del filato appositamente sovrapposto ai vuoti delle pieghe, la possibilità di creare occasioni di accoglienza; apertura, inclusione e dialogo. Riprendere consapevolezza, nel trattare i fili dei tessuti, del lavoro che insieme trama e ordito svolgono, è indispensabile per cogliere nella metafora pratica dell’opera la complessità della partecipazione e la sua bellezza per non scadere in un tramare ed ordire che a ben altre relazioni rimandano. Il progetto voleva far prendere coscienza alle studentesse e agli studenti della necessità della partecipazione attiva e responsabile di ciascuno attorno ad un obiettivo condivi-

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