La Scuola e l'Uomo - n. 9-10- Settembre-Ottobre - 2024

19 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXI- Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2024 sé, andare oltre il limite del proprio io, è la cifra antropologica del sentimento religioso. La religio dice del religare, dello stringere legami con l’altro/Altro. L’insegnante che indica ai suoi studenti che l’io non è l’orizzonte della nostra esistenza, che occorre «uscire» verso l’altro, è un insegnante che coltiva la cittadinanza, prepara la pace, costruisce una cultura della solidarietà». Per restituire voce alla relazione credo occorra ripartire da qui. Riferimenti bibliografici Bauman, Z. (2017). Retrotopia. Tr. it. Laterza, Roma-Bari 2017. Damiano E. (2013). La mediazione didattica: per una teoria dell’insegnamento. Milano: FrancoAngeli. Freinet, C., (1978). La scuola del fare. Bergamo: Junior. Lancini, M. (2023). Sii te stesso a modo mio. Essere adolescenti nell’epoca della fragilità adulta. Milano: Raffaello Cortina. Milani, L. (2017). Tutte le opere. Mondadori. Milano. Nussbaum, M. (2010), Non per profitto. Perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica, tr.it., Il Mulino, Bologna 2011. Rivoltella, P.C. (2021). Tempi della lettura. Media, pensiero, accelerazione. Brescia: Scholé. Rivoltella, P. C. (2017). Scuola, cultura, società. Cambiamento, rivoluzioni e gattopardismo. In A. M. Mariani (ed.), L’agire scolastico. Pedagogia della scuola per insegnanti e futuri docenti (pp. 165-184). Brescia: ELS La Scuola. Rosa, H. (2023). Risonanza e vita buona. Brescia: Scholé. Rosa, H. (2020). Pedagogia della risonanza. Conversazione con Wolfgang Endres. Brescia: Scholé. Rosa, H. (2016). Resonance. Une sociologie de la rélation au monde. Tr. fr. La Découverte, Paris 2021. Rosa, H. (2010). Accelerazione e alienazione. Tr. it. Einaudi, Torino 2015. Turner, V. (1982). Dal rito al teatro. Tr. It. Bologna: Il Mulino, 1986. Zoletto, D. (2023), Superdiversità a scuola. Brescia: Scholé. zione trasversale a molti campi disciplinari. Ancora, si può pensare di non essere pronti, di non avere tutte le competenze che servono, alimentando in questo modo la teoria del deficit (Damiano, 2013) secondo la quale la scuola sarebbe strutturalmente in ritardo sui cambiamenti della società e per questo motivo gli insegnanti costantemente inadeguati. L’ultima carta da giocare è quella del «noi e loro»: pensare che «loro» (i ragazzi) sono diversi, non sono come eravamo noi alla loro età, non sanno più cosa sia il rispetto, non sanno più far fatica. «“Eh già! Non c’è da stupirsi. I ragazzi d’oggi fanno tutto quello che vogliono. Non c’è più autorità né rispetto. Quando eravamo giovani noi, nessuno osava replicare agli ordini del padre…”. L’osservazione non è né fuori luogo né sbagliata. Ma bisogna anche chiedersi perché i ragazzi, oggi, fanno quello che vogliono, perché non c’è più autorità e perché i ragazzi si ribellano ai propri genitori. Per avere autorità, non basta urlare e picchiare sodo; ci sono ben altri fattori che subentrano e cooperano alla formazione delle condizioni perché possa esistere la vera autorità». È Freinet (1978, 34) che scrive, nel 1959. La vera autorità passa attraverso lo sviluppo di una diversa identità professionale, da coltivare e accrescere quotidianamente. Provavo a sintetizzarla qualche anno fa ragionando sull’incompiutezza come qualità necessaria dell’insegnante individuano due significati dell’incompiutezza. «La prima – scrivevo - ha a che fare con l’irrequietezza, con l’insoddisfazione, con la spinta costante al superamento. È una bella qualità, soprattutto da trasmettere agli studenti: non si è mai arrivati, si può fare sempre di meglio, non bisogna mai accontentarsi di quel che si è fatto. Un atteggiamento intellettuale che, appreso sui banchi di scuola, può realmente diventare una qualità importante del professionista di domani. Richiama l’eco del celebre invito di Steve Jobs agli studenti di Stanford: «Stay hungry, stay foolish», «Siate affamati, siate folli». L’insegnante incompiuto è quello che riesce a farlo capire ai suoi allievi, che sa accenderne la passione proprio attraverso la condivisione di questo sentimento di ricerca costante. La seconda sottolineatura rinvia alla ricerca dell’oltre. Trascendere il proprio

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