La Scuola e l'Uomo - n. 9-10 - Settembre-Ottobre - 2023

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXX- Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2023 19 punitivi, il bastone che tutte le famiglie pro bono pacis vorrebbero vedere applicato ai figli degli altri, una seconda, la carota, che vede il tutor, personaggio da inventare e con poche pretese date 20 ore di formazione on line, ma necessario per accompagnare gli studenti in difficoltà nel recupero delle competenze, che può influire anche sui comportamenti se adeguatamente orientate, una terza nell’ottica del puro consumismo culturale di aggiunta ed eliminazione di discipline, interessato soprattutto a promuovere la dimensione internazionale dell’apprendimento. La pedagogia tradizionale si poneva il problema di quale fosse l’indirizzo antropologico-politico che si intendeva imprimere alla scuola attraverso le riforme, mentre il carpe diem che c’è nella politica viene applicato alle istituzioni educative, in una società della frammentazione che coglie per prima la famiglia. Le sanzioni disciplinari nei confronti degli studenti proposte nel 1925 sono andate dritte fino al 1974, nonostante in mezzo vi sia stata la Costituzione; dal preside come erogatore di punizioni al consiglio di classe, da una serie dettagliata di provvedimenti a una regolamentazione adottata dalla scuola anche per punizioni alternative a quelle indicate nella normativa. L’alunno, da oggetto di sanzioni che culminavano con l’allontanamento dalle lezioni, a soggetto di diritti, compresa la difesa e il contraddittorio: obiettivo della scuola non è la punizione ma il potenziamento delle responsabilità. Si pone alla base la comunità scolastica, la sua vita deve essere caratterizzata dal dialogo, in armonia con i principi sanciti dalla Carta fondamentale. La scuola fonda il suo progetto sulla qualità delle relazioni docente-studente, principi assunti non più da un regolamento per le sanzioni, ma da uno statuto per gli studenti che ne valorizza la persona al centro dell’azione educativa e che vede la sanzione in un’ottica educativa e di recupero della relazione. Un patto di corresponsabilità educativa voleva attirare il ruolo dei genitori, che la presenza negli organi collegiali non si rivela ormai più di tanto efficace anche come mediazione tra scuola e famiglia, fino ad arrivare al culmine della crescita dei giovani attrain termini customer satisfaction, il che non di rado ha sostenuto i così detti stakeholder nell’assalire le scuole ed il suo personale. La situazione con la quale oggi ci troviamo a combattere è un concentrato di tre diverse visioni: quella della cultura selettiva, quella della personalizzazione degli apprendimenti e quella della scuola/azienda. Spesso tali concezioni sono incarnate dai membri di uno stesso consiglio di classe, non essendo stato consentito al nostro sistema di digerire le diverse pressioni esterne trasformate in molteplici provvedimenti legislativi e amministrativi spesso in contrasto tra di loro. I governi che si sono succeduti in tempi brevi non hanno potuto o voluto cercare un unico filo conduttore limitandosi a far risaltare ciò che più era conforme alla propria visione politica. Una recente indagine di You Trend per SKY TG 24 ci presenta questa disarticolata realtà; in essa si dice che gli italiani promuovono la riforma del voto di condotta, che rimette in piedi la stessa strategia di inizio novecento, ma la ricerca prosegue con l’insoddisfazione nei confronti della scuola per tutt’altre ragioni e cioè la mancanza di un curricolo che potremmo definire moderno, con scienze e lingue straniere al posto del latino e della filosofia, oltre che recriminare gli alti costi per libri e strumenti di supporto alla scolarità. Una prima parte che riguarda dispositivi

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