Settembre-Ottobre-2014

17 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXI - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2014 cui tendere era individuato nel raggiungi- mento «della capacità di formulare e rea- lizzare il proprio progetto di vita». fin dal suo apparire la nozione di perso- nalizzazione fu dunque segnata – bisognerà tenerne conto – da prospettive alquanto di- verse, per un verso finalizzate a incentivare principalmente l’apprendimento nel rispet- to delle caratteristiche personali (in modo non molto distinto dalla individualizzazio- ne), per un altro impegnate a spostare il baricentro del personalismo pedagogico dal- l’enunciazione di principio della centralità della persona verso precise pratiche educa- tive e didattiche in grado di dare consisten- za a tale esigenza e superare certi cedimen- ti retorici consumati, con le migliori inten- zioni, «in nome della persona». nel venire a tempi più vicini a noi, il ri- lancio della nozione di personalizzazione – fenomeno che ha assunto caratteristiche particolarmente significative in alcuni Paesi anglosassoni come gran Bretagna, Canada, alcuni stati dell’australia spesso come rea- zione a un eccesso di proceduralismo didat- tico standardizzato – è legata a tre ragioni principali. le prime due hanno come elemento co- mune lo scopo di favorire un apprendimen- to più efficace o, come dicono alcuni stu- diosi, «autentico» (l’apprendimento auten- tico è quello che dura nel tempo, attiva processi di trasferimento delle conoscen- ze, si affida alla capacità del singolo di «saper imparare»). la questione si può rendere con il seguente interrogativo: sia- mo sicuri che la scuola omogenea – tutti insieme per raggiungere tutti gli stessi ri- sultati – non rappresenti una modalità di intervento che rischia di soffocare la crea- tività e la originalità degli allievi in nome di una, pur ragionevole, «preparazione me- dia» predisposta in funzione di un presunto «alunno medio»? non sarebbe possibile far emergere certe specificità degli alunni che, in caso contra- rio, resterebbero marginali, lasciando mag- giore libertà d’iniziativa? non è forse pro- prio la creatività personale (da non confon- dere ovviamente e semplicisticamente con la fantasia individuale) la qualità più signifi- cativa di ciascun essere umano? gli studi compiuti, per esempio, sugli stili cognitivi sono portati a sostegno di questi interroga- tivi. le esperienze maturate in rapporto al- la prevalente valorizzazione delle compe- tenze linguistiche e matematiche hanno di- mostrato che alcuni allievi finiscono per es- sere meno apprezzati rispetto ai loro com- pagni più disposti alla dimensione artistica o musicale o corporea e meno alla lingua e alla matematica. Una seconda spinta verso la personalizza- zione è da ricondurre alla varietà delle fon- ti di apprendimento mediante le quali si co- struisce il sapere dei bambini e dei ragazzi. le conoscenze apprese a scuola costituisco- no, come tutti sappiamo, soltanto una parte – e talvolta forse neppure la più significati- va in termini personali – del patrimonio cul- turale di ciascuno. si può lasciare alla ca- sualità della rete infotelematica, agli scam- bi tra pari, alle condizioni sociali di parten- za il destino del sapere di ciascuno? Questo interrogativo non riguarda solo le competenze con cui un allievo esce dalla scuola, ma il suo sapere, che è qualcosa di più profondo ed esistenziale che oltrepassa la stessa esperienza di apprendimento sco- lastico. Ebbene i sostenitori della persona- lizzazione intendono proprio agire su questo livello: attrezzare chi frequenta la scuola a costruirsi un sapere personale, critico, adattato alle proprie predisposizioni e, na- turalmente, alle proprie capacità. la terza motivazione a favore della per- sonalizzazione è, invece, di natura più so- ciale ed economica. di fronte alle sugge- stioni di un mercato che offre continui al- lettamenti e che rischia di plasmare in mo- do uniforme stili di vita e consuetudini so- ciali non è forse urgente il bisogno di edu- care a «scegliere», a «comparare», a «deci- dere»? non è forse su questa base che si co- struisce quello che siamo soliti definire il sentimento di cittadinanza: chi sa scegliere, chi sa comparare, chi sa decidere è anche colui che vive consapevolmente la propria appartenenza a una comunità perché sa operare con senso critico e non soltanto dietro le sollecitazioni del mercato. oggi questa esigenza costituisce una ur- genza ancor più pressante di quanto non fosse fino a poco tempo fa. E questo perché

RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=