La Scuola e l'Uomo - n. 7-8-Luglio-Agosto 2021

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVIII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2021 2 E d i t o r i a l e con successo la scuola, molti altri faticano a riconoscersi nelle proposte scolastiche, altri vivono disagi familiari, esistenziali; una fran- gia sempre più numerosa è in bilico tra il de- siderio e la realizzazione. Fragilità di crescita che fanno quadrato con le mille fragilità delle nostre note sociali, economiche e politiche che rendono difficile il progressivo passaggio dall’eteronomia all’autonomia, rendono com- plessa la differenziazione tra il sé e il gruppo, impegnano fortemente l’immaginario che si chiude nei video giochi o nella Rete, inter- rompendo spesso il rapporto con la realtà, con l’alterità e con se stessi. Si anestetizzano per non pensare, per avere l’impressione di esistere anche solo nell’etere o nell’incanto dell’alcol e/o delle sostanze stupefacenti, nei rave e nei passaggi del venerdì sera. Se un problema hanno i nostri ragazzi è sicuramente riscontrabile nella trascuratezza e nell’inadempienza del mondo degli adulti che ha smesso di offrire futuri possibili, che ha smesso di consentire a ciascuno di prepa- rarsi al futuro, attingendo alle loro ricchez- ze, propensioni, attitudini, speranze. Spesso, purtroppo, noi adulti offriamo grandi bluff ai nostri ragazzi. Con superficiale disattenzione, e oggi co- minciamo a rendercene conto, abbiamo sacri- ficato il futuro dei nostri ragazzi, svalutando i cardini morali, civili, etici, religiosi del nostro vivere insieme; ammorbidendo i confini del lecito, diluendo i propositi dell’impegno con- diviso a favore degli individualismi più sfrena- ti, a vantaggio del ludico senza regole, inco- raggiando continue ambivalenze generatrici di disorientamento. E i comportamenti ne sono usciti viziati, gli atteggiamenti copiati e le re- gole dissolte. Abbiamo sostenuto il successo del nulla che dissemina niente, abbiamo diviso il mondo in influencer e follower assistendo a nuove gerarchie di norme e like , ritrovandoci con giovani e meno giovani che si impegnano a morire su e per tik-tok . E i nostri giovani si sono tendenzialmente persi, viaggiano a fari spenti nella notte per vedere quant’è difficile morire, sperimenta- no punti di riferimento, si appiattiscono alle mode e ai modi, sono spaventati dai conflitti resistono, reagiscono, vivono. E attendono. Attendono che gli adulti affrontino responsa- bilmente le sfide del futuro, sperando di es- sere coinvolti, rispettati, ascoltati. Ma è consuetudine del cambio generazio- nale che l’adulto abbia difficoltà a compren- dere le esigenze del giovane, qualcuno prova anche un po’ di invidia esistenziale, un po’ di competizione, altri manifestano sfiducia e leggono solo incapacità e inadeguatezze. Ma tanti altri mantengono l’obiettività e credono, al di là del palcoscenico, che molto di buono verrà dai nostri ragazzi. Perché sono nostri. Sono nostri i ragazzi dei rave e sono nostri i ragazzi del Friday Future e sono nostri i ragazzi delle Giornate Mondiali dei Giovani, in cui maree colorate attraversa- no i continenti per ricongiungersi nel nome di valori cristiani, riconoscere intenti comuni e promettere a se stessi di combattere l’oblio e l’individualismo. I giovani sposano spesso le grandi cause, sono predisposti geneticamente a sostenere le grandi ideologie in un mondo che oggi poche ne offre; ricercano autentici- tà di rapporti, confronti paritetici e aspirano alla realizzazione del sé e all’affermazione del proprio io. Ed è qui che la relazione con il mondo degli adulti si interrompe! Più che altro si distorce. Tra offerta e richiesta cresce la disillusione. Abbandonano l’infanzia, entra- no nel circuito della ristrutturazione del sé, spesso senza un progetto di sé, ma aggrediti da una serie di canti di sirene che adulano, che sponsorizzano l’effimero, che riducono al- la soddisfazione nel qui ed ora i grandi bisogni esistenziali di riconoscimento e investimento, di cura di sé e dell’Altro, di adozione del bene comune. Canti che contribuiscono ad amplifi- care le grandi fragilità, fisiologiche e non dei nostri ragazzi. Canti che distraggono dai gran- di valori, dai necessari ideali, dalle profezie di realizzazione. Fragilità dovute al processo di crescita che vuole la messa in discussione dei principi fa- miliari, quando presenti, che vuole il disco- noscimento dell’autorità, quando esercitata, che spinge al dubbio per riappropriarsi delle certezze, quando esistenti. Il panorama della gioventù è molto variegato, molti frequentano

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