La Scuola e l'Uomo - n. 7-8 - Luglio-Agosto 2020
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2020 5 S p i r i t u a l i t à di norme morali che soffocano l’istinto e la vita; l’emergenza climatica che pare minare la sopravvivenza stessa della vita futura. Capire un giovane oggi significa capi- re che cosa vuol dire affrontare la vita con questi presupposti, in un contesto in cui il problema non è più quale futuro avrò, ma se avrò un futuro. Fermiamoci qui, prima di prospettare soluzioni, cerchiamo di capire semplicemente l’animo, il cuore e la men- te, il comportamento individuale e sociale di chi vive l’adolescenza e la giovinezza in que- sti nostri giorni. Pur conservando le nostre certezze, lasciamoci coinvolgere dalle loro angosce, facciamo nostre le loro paure, e ri- volgiamo loro il nostro sguardo. Dal nostro sguardo empatico e compas- sionevole, dal nostro cuore pronto ad offri- re amicizia e comprensione, come singoli e come gruppo di educatori cristiani, potrà nascere una speranza per la loro vita. Ci so- no di guida le parole di papa Francesco nel documento Christus vivit , redatto lo scorso anno dopo il Sinodo dei giovani. Esse invi- tano ad una compassione profonda, ad un coinvolgimento emotivo per i giovani che soffrono e che incontriamo sul nostro cam- mino: « Cerca di imparare a piangere per i giovani che stanno peggio di te. La miseri- cordia e la compassione si esprimono anche piangendo. Se non ti viene, chiedi al Signore di concederti di versare lacrime per la sof- ferenza degli altri. Quando saprai piangere, soltanto allora sarai capace di fare qualcosa per gli altri con il cuore. A volte il dolore di alcuni giovani è lacerante; è un dolore che non si può esprimere a parole; è un dolo- re che ci colpisce come uno schiaffo. Questi giovani possono solo dire a Dio che soffrono molto, che è troppo difficile per loro andare avanti, che non credono più in nessuno. In questo grido straziante, però, si fanno pre- senti le parole di Gesù: «Beati gli afflitti, perché saranno consolati» (Mt 5,4). Ci sono giovani che sono riusciti ad aprirsi un sen- tiero nella vita perché li ha raggiunti questa promessa divina. Possa sempre esserci una comunità cristiana vicino a un giovane che soffre, per far risuonare quelle parole con gesti, abbracci e aiuti concreti! » ( Christus vivit, 76-77) Anche il buon samaritano, passando ac- conto allo sconosciuto derubato e massacra- to dai briganti, lo vide, ma non passò oltre come il sacerdote ed il levita del tempio; invece lo vide e ne ebbe compassione e si fermò per curarlo e portarlo in un luogo si- curo. La parabola ci invita con chiarezza ad avere anche noi gli stessi occhi attenti e mi- sericordiosi di Gesù di fronte alle sofferenze dei nostri fratelli. Lo sguardo dell’educatore sui giovani Uno sguardo come quello di Gesù e del buon samaritano dobbiamo avere noi inse- gnanti ed educatori quando avviciniamo i nostri alunni ed i nostri giovani. Di fatto li vediamo ed entriamo in relazione con loro, ma spesso ci fermiamo alla superficie e ra- ramente i nostri occhi riescono ad andare oltre le apparenze, ad arrivare nella profon- dità del loro animo. Per lo più molti dei no- stri giovani ci appaiono superficiali, con dei comportamenti che non approviamo e che ci infastidiscono, attratti dalla movida e dallo sballo, non educati come vorremmo, chiusi nel cerchio magico del loro smartphone che spalanca loro un mondo virtuale di visioni e di sogni. Ma è necessario andare oltre queste impressioni, penetrare nel loro intimo, co- gliere lo stato d’animo che li relaziona con il mondo degli adulti e la società attuale. Che cosa può sedimentarsi nel cuore di un giovane del terzo millennio? Dobbiamo ren- dercene conto. Al di là dei pochi fortunati che hanno la sicurezza di avere un futuro garantito da situazioni famigliari, in molti di loro vi è la sensazione, anzi la certezza che il futuro non sia una speranza, ma una minaccia. Le cause sono tante e tutte desta- bilizzanti: l’incertezza sociale causata dalla disoccupazione dilagante, dal rifiorire del terrorismo e di ideologie violente, dal peri- colo di epidemie sconosciute che paiono oggi volteggiare sul nostro pianeta; la difficoltà a trovare sicurezze nella famiglia, spesso travolta da tensioni e da crisi, nella politica che tante volte offre lo spettacolo di con- trasti e di interessi inconciliabili, nella reli- gione stessa sentita non come una relazione personale con Cristo, ma come un insieme
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