La Scuola e l'Uomo - n. 7-8 - Luglio-Agosto 2020

Vi ta del l ’Unione LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2020 Ma quanti hanno risposto così? Lorenzo, come tutti i ragazzi, ha sentito il peso dell’essere. Sapeva, studiava, conosceva ma non voleva rispondere alle aspettative riposte in lui da chi, padre/professore impone- va standard senza «donare». Il sensibile professore si avvicina- va, comunque, al suo banco a dissertare insieme di Filosofia e alla fine dava il coerente «due» a cui Lorenzo teneva tanto per deludere le aspettative ecces- sive del padre. Il professore l’aveva capito e, non a caso, il primo libro scritto da Lorenzo è dedicato proprio a lui. - «Dammi la mano, dammela bene tienimi forte, non far- mi cadere…» (L. Braina, Fi- lastrocca di una vita tratto da «Dato al mondo», pag.72, 2018. Ed. Il Camarillo Brill.). - «Sono fiero di te, ma lo Ero anche quando non ti svegliavi la mattina». Nella vita di ciascuno di noi intervengono tante persone speciali «per donare» nei nostri momenti di buio un barlume di luce e stabilità. Questa cita- zione si riferisce ad un uomo, ormai di una certa età, che in passato lo aveva preso a lavo- rare con sé, o meglio accolto, quando Lorenzo cercava a sten- to la propria strada. In uno dei convegni Lorenzo ha voluto ren- dergli omaggio in un momento di evidente successo. La gran- dezza della persona si sintetiz- za nelle magnifiche parole che avete appena letto. Voglio riportare un’ultima frase particolar mentre signifi- cativa per chi crede e vuole in- vestire nell’educazione e nelle relazioni: - «Bisogna credere nell’educa- zione condivisa e danzare tra nutrimento e normativa». Grazie Lorenzo, torna pre- sto. Perché «nessuno cresce da solo». ( Flavia Bonura) e digli perché è speciale». Io non sono madre, magari lo sarò o forse no. Forse mio figlio non leggerà mai una mia lette- ra, ma il mio baluardo da edu- catore è, anche grazie a mio padre, quello di comprendere l’importanza di rendere specia- li ai miei e ai loro occhi tutti i bambini con cui interagisco. La mia visione del mondo è come quella di Lorenzo, da figlia e da docente nonché educatrice. Proseguendo in questa car- rellata di suggestioni del nostro autore ne cito di seguito alcune fondamentali per capire quan- to la crescita presupponga la necessità del cambiamento e del perdono per ristrutturare la propria vita riconsiderando il rapporto con le figure geni- toriali. - «Cambio io per cambiare quello che mi circonda». Atto di perdono: - «È importante, se non fonda- mentale “fare pace” con le figure genitoriali e gli inse- gnanti di un tempo “perdo- nare” ai nostri/figli bambini. “PERDONO” perché la vita è un regalo, un dono». Altre figure di adulti fanno parte del complesso sistema della crescita e dell’educazione e Lorenzo, con le sue capacità di affabulazione spesso condite da battute d spirito come: - In Barbagia prima impari ad arro- stire e poi ti battezzano, che, suscitando strategicamente l’i- larità, tengono desta costante- mente l’attenzione dell’udito- rio per più di due ore, ci rega- la nuovi spunti di riflessione a partire da incontri decisivi nel mondo della scuola, dello sport o del lavoro: - «L’Educazione è un gioco tra l’estetica e l’etica» - «Prof. Non vengo. –ok, vengo io». Quanti docenti hanno senti- to questa frase da un ragazzo? Proiezioni di occasioni negate nel proprio vissuto che non ten- gono conto, troppo spesso, dei desideri e delle reali attitudini dei figli e che porta a rischi di potenziali effetti negativi nel- la vita dei figli a partire da un rapporto problematico con i genitori, come emerge con for- za anche nella riflessione suc- cessiva di Lorenzo. - «Una dipendenza non è altro che una ferita dell’anima. Eli- minando la droga non ho fatto altro che eliminare un «buon» modo per la persona di curare la propria ferita». L’incomunicabilità, tra geni- tori e figli, tra adulti e giovani e più in generale tra soggetto e «altro da sé», rischia di essere un generatore di grande fragi- lità e può succedere che ci si rifugi, per questo, nella droga intesa come surrogato di con- forto. - Le regole che diamo al bambi- no sono arbitrarie, soggettive. Sono un modo per trasmettere i valori di una precisa azione educativa. In sostanza «cre- diamo che…». - «Un bambino non sa quando è nato, in quale epoca». Mi ha sempre colpito, quelle volte che per motivi profes- sionali mi capita di trattare il ciclo riproduttivo dei mammi- feri, il termine «Inetti» riferi- to ai vivipari. La riflessione di Braina ha richiamato proprio questo concetto: il bambino, in effetti, è come tutti i cuccio- li di animali «inetti», incapaci cioè, all’inizio della loro vita, di vivere senza l’aiuto del ge- nitore. Seppur dotato di plasti- cità dai primi giorni di vita la sua «dipendenza» dall’adulto ci ricorda con inequivocabile chiarezza quanto possa essere determinante l’impronta impo- sta da animali sociali quali, del resto, siamo. - «Scrivi una lettera a tuo figlio

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