La Scuola e l'Uomo - n. 7-8 - Luglio-Agosto 2020
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2020 31 N iente sarà più come prima è lo slogan che sostiene il dopo emergenza coro- navirus; tra i diversi versanti del cam- biamento ci sarà la composizione del tessuto sociale delle nostre comunità, che anche per la perdita di gran parte della generazione che ci ha preceduto si baserà ancora di più su un rimescolamento di provenienze geo- grafiche e culturali. Parliamo di stranieri che ormai risiedono e lavorano stabilmente nel nostro Paese e che mandano i figli nelle no- stre scuole e per i quali sarebbe ora di prov- vedere ad una normativa più equa sul piano della cittadinanza, ma anche di coloro che sono ancora irregolari e che forse non è più necessario cercare di rimpatriare forzata- mente, in quanto da un lato il mercato del lavoro ha bisogno di loro e dall’altro occorre marcare il territorio in questo momento di rischio per la salute collettiva. Intanto che in Italia si combattono ste- rili battaglie ideologiche, i profughi stanno dando una spinta notevole all’economia te- desca, soprattutto in prospettiva, come be- neficio demografico ed anche le spese stata- li sostenute per la loro integrazione hanno avuto una positiva ricaduta sull’attività pro- duttiva. Anche da noi i posti di lavoro ci sono ma mancano le persone da assumere, o per- ché sono poco qualificate o perché richiedo- no competenze particolari. In entrambi i casi diventeranno sempre più appannaggio degli stranieri, loro infatti si iscrivono agli istituti tecnici o professionali in corsi che più diret- tamente faranno entrare nel breve tempo nel mondo del lavoro o che in possesso di titoli di studio conseguiti nel loro paese si imbarcano nella tortuosa burocrazia italiana per ottenere delle parificazioni che progres- sivamente daranno accesso a qualifiche pro- fessionali più elevate. In crescita sono anche le aziende guida- te da immigrati che a loro volta alimentano un’occupazione della stessa provenienza, però hanno contribuito a fermare l’emor- ragia delle imprese italiane ed i progetti di formazione/integrazione, oggi non più finan- ziati dallo stato, hanno ripopolato le zone interne con un importante intervento nella difesa del territorio. Bankitalia stima che il nostro PIL nel periodo 2001/2011 è salito del 2,3% grazie all’immigrazione e in futuro po- tremmo non poter contare più su tale appor- to in quanto gli stranieri preferiscono i Paesi del nord Europa al nostro. L’Italia invecchia, molti giovani italiani sono in fuga e l’immigrazione non riuscirà nemmeno a compensare tale effetto reces- sivo: ce ne sono troppo pochi di immigra- ti, solo l’8% a fronte di tutti gli altri Paesi dell’Europa occidentale dove c’è una pre- senza a due cifre e dove è più facile ottenere la cittadinanza, mentre da noi lo jus soli è ancora al palo. Ogni anno perdiamo 150 mila giovani, molti dei quali altamente qualificati e questa emorragia di capitale umano è au- mentata proprio negli anni in cui diminuiva l’immigrazione. Ci sono poi i minori non accompagnati che per diversi paesi costituiscono un aiuto a col- mare il decremento demografico, alzano il tasso migratorio delle regioni del sud d’Italia in quanto zone di sbarco, in attesa che ven- gano accolti in famiglie d’adozione o ricon- giunti con i loro genitori arrivati nel nostro Paese: una nuova sperimentazione istituisce il tutor volontario come figura di supporto. Essi devono essere accompagnati fino al di- ciottesimo anno, con attività scolastiche ed esperienze lavorative, trasformando bocche da sfamare in braccia pronte a lavorare, in- vestendo nell’educazione. Nei paesi dell’OC- SE uno studente su cinque proviene da conte- sti migratori e fra di loro ci sono competenze preziose che per quelli di accoglienza sareb- be una follia non utilizzare. UNA RIPRESA IN SENSO INTERCULTURALE Gian Carlo Sacchi, Esperto di politiche scolastiche
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