Luglio-Agosto 2019

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVI - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2019 18 ne (l’istruzione) è fondato sul « zoon logon echon » (Aristotele). Non tanto «l’animale razionale» di Tommaso, ma «l’entità zoo- logica» («animale» ha già in sé la radice di «anima». Lo « zoon » di Aristotele è più «bio- logico») capace di assegnare significati ( lo- gos ). Questo è un «valore» incondizionato per l’uomo. Ma altrettanto dicasi per il lavoro, se inteso come il processo attraverso il quale questa «specie» specifica animale è in grado di modificare la natura in termini intenziona- li e progettuali e di creare una sua «seconda natura» attraverso tale trasformazione. La scommessa «pedagogica» è quella di declinare congiuntamente, esplorandone il rapporto innanzi tutto «valoriale» queste due componenti essenziali dell’uomo (del soggetto, della persona, dell’individuo) pro- muovendone la fondazione e la costruzione armonica ed appropriata. Per la nostra «cultura nazionale» è una vera e propria sfida a superare la disloca- zione culturale tradizionale che vede da un lato la già ricordata concezione e pratica della cultura come « otium », dall’altro il la- voro ( labour, travaille ) come pura e penosa necessità. Tale dislocazione attraversa e si riproduce entro gli assetti tradizionali (im- plicitamente operanti entro un ordinamento che si vorrebbe unitario) della nostra scuola e le stratificazioni degli indirizzi della secon- daria superiore. L’emergenza della questione Alternanza Scuola Lavoro è più che dimostrativa di tale stratificazione «latente». Qualunque sia il giudizio politico sulla appropriatezza delle misure relative, rimane il fatto che una espe- rienza da anni in atto negli indirizzi tecnici e professionali, con impegno e progettualità interessanti e condivise, diventi improvvi- samente oggetto della polemica culturale e professionale, quando la si voglia estendere agli indirizzi dei Licei. Naturalmente occorre sottolineare che in tale dislocazione operano gerarchie implici- te ed esplicite di valori stratificati nella cul- tura sociale Paese , e comunque riprodotte entro il sistema di istruzione. Una responsabilità, la costruzione e ripro- duzione di tali significati, che grava sulla più grande concentrazione di lavoro intellettua- le, che è costituita proprio dalla scuola. Una degli studi (istruzione) alla scelta professio- nale (lavoro). Spesso decliniamo in questa dimensione le stesse attività che indichiamo con il ter- mine «orientamento», e delle quali riscon- triamo, spesso lamentandosene senza rime- dio, la inefficacia. In realtà, come sa ogni credente, vocazio- ne è «chiamata da fuori» più che impulso ori- ginario del proprio animo e della propria psi- che (rispetto al quale vi sarebbe invece una oggettiva necessità di clinica…). Chiamata da fuori, dunque in una dimensione che tra- valica la dimensione puramente individuale. Non proprio una novità. Ma qualche cosa che sta alla base della tradizione pedagogi- ca, almeno quella della nostra cultura. « La città, nel suo insieme è una impresa educativa » (Tucidide II,41 ); ma anche « Quan- do i ragazzi abbiano lasciato i maestri, la città li obbliga ad apprendere le leggi… e chi traligni da esse, punisce, e a tale puni- zione si dà il nome di raddrizzare » (Platone, Protagora). Dunque, la formazione del cittadino non è affidata ai «grammatici» (i «tecnici») ma all’intera città e ai suoi luoghi: l’agorà, l’as- semblea, il tribunale, il teatro, lo stadio, la guerra. La città come «ortopedia» del cittadino. La paideia. Certo noi, generazione di Caino, siamo tuttavia riusciti, per ora, a togliere dall’e- lenco delle imprese collettive della città quella della guerra. Ma non è tanto e non è detto sia definitivo. Ricordo che io apparten- go alla prima generazione del «dopo la guer- ra». Per la formazione di mio padre quello fu invece un possibile e fattuale «impegno per la città». Sotto questo profilo guarderei oggi con attenzione pedagogica ad alcune ventilate prospettive del «servizio civile» da estendere (fino all’obbligo?) per i nostri giovani diploma- ti… Prima che la problematica prenda la via della reintroduzione del «servizio militare». Rimane il problema pedagogico di fondo: come declinare e sviluppare, come valore e non come deriva, la dimensione della «novi- tà» nella formazione e nell’impegno del la- voro di utilità sociale. Sia l’istruzione che il lavoro sono due «va- lori» incondizionati per l’uomo. Due conno- tati antropologici specifici. Il valore del sapere e la sua riproduzio- Segue a pagina 19

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