Luglio-Agosto 2017
43 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIV - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2017 ha invece inoltrato una circolare vietando agli insegnanti di prendere parte alle con- versazioni, sostenendo di aver dovuto pla- care numerosi liti tra genitori sulla base di messaggi in loro possesso. Ma al di là delle implicazioni gestibili co- me dinamiche comportamentali, non è da sottovalutare il richiamo a profili di respon- sabilità civile e penale. Si configurano, in- fatti, fattispecie che delineano profili di re- sponsabilità di non poca rilevanza. Dal punto di vista penale, l’utilizzo di frasi e/o parole offensive, ingiurie, foto de- nigratorie che possono influire negativa- mente sulla reputazione possono integrare gli estremi del reato di diffamazione. L’art. 595 c.p. prevede che, chiunque comunicando con più persone, offende l’al- trui reputazione, è punito con la reclusione fino ad un anno con la multa fino a 1.032 euro. Le aggravanti comportano un aumento della pena edittale prevista dall’art. 595 c. 1 c.p. (reclusione fino ad un anno o multa fino a 1.032 euro) nei seguenti casi: - attribuzione di un fatto determinato (c. 2): la maggiore credibilità dell’offesa giusti- fica la reclusione fino a due anni o la multa fino a 2.065 euro; - offesa arrecata a mezzo stampa, pub- blicità, atto pubblico (c. 3): l’intensa capa- cità diffusiva delle vie di comunicazione im- piegate giustifica la reclusione da sei mesi a tre anni o la multa non inferiore a 516 euro; - offesa arrecata a corpo politico, ammi- nistrativo, giudiziario, sua rappresentanza, autorità costituita in collegio (c. 4): la col- lettività degli enti offesi giustifica l’incre- mento di un terzo rispetto alla pena base. Secondo una consolidata giurisprudenza I gruppi su WhatsApp sono una delle realtà più complesse da definire, o per meglio di- re da decifrare. I discorsi tra genitori, una volta relegati a sparuti gruppetti che avevano il tempo e la voglia di fermarsi a chiacchiera- re davanti alla scuola, hanno ora una modali- tà espressiva per così dire «tecnologica» con una cassa di risonanza molto ampia. Solitamente, le chat dei genitori nascono in concomitanza con la prima riunione di classe e il genitore più tecnologico decide di creare il gruppo aggiungendo tutti gli altri. Sicuramente l’intenzione è più che lode- vole, i genitori si incontrano in uno spazio virtuale per condividere informazioni più o meno utili su ciò che accade ai loro figli a scuola. Ben presto però questi gruppi perdono la loro originaria funzione per venire utilizzati per gli scopi più disparati dalla condivisione delle ricette, ai commenti sull’ultima punta- ta della fiction , alle critiche alle insegnanti o peggio ancora diventano tribunali virtuali. In una scuola della provincia di Milano, una mamma ha addirittura scritto sul grup- po dei genitori per individuare il bambino con i pidocchi che aveva contagiato suo fi- glio. In una altra, invece, alcuni genitori hanno offeso e criticato un bambino con svantaggio cognitivo. Alla luce di questi episodi, i presidi han- no manifestato il loro disappunto sostenen- do che i gruppi di WhatsApp siano causa di conflitti all’interno delle scuole visto l’uti- lizzo improprio da parte dei genitori e han- no preso gli opportuni provvedimenti. Ad esempio, un Dirigente Scolastico ha mandato una lettera a tutti i genitori con- vocandoli per una riunione creata apposita- mente per trattare tale tematica; un altro Le richieste devono essere indirizzate a: consulenza@uciim.it LEGISLAZIONE SCOLASTICA Il famigerato gruppo WhatsApp dei genitori? Maria Francesca Giammona, Avvocato
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