Luglio-Agosto 2017

1 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIV - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2017 E d i t o r i a l e D edichiamo editoriale e spiritualità di questo numero a don Milani e alla sua visione di scuola. Perché ci occupiamo con tanta passione della pedagogia di questo priore così rude e così scomodo? Perché ancora oggi, a tanto tempo dalla sua scomparsa, la nostra scuola non riesce a svolgere a pieno il suo compito educativo e politico nel senso più alto del termine. Lo scopo politico della nostra scuola, di ogni scuola degna di questo nome, è quello di formare cittadini competenti, attivi e re- sponsabili. Ma, come tutti noi sappiamo bene, le basi di partenza dei nostri ragazzi sono molto diverse e non possiamo fare parti eguali tra diseguali . Se questo era vero per i ragazzi degli anni Sessanta lo è ancora oggi, purtroppo, per molti dei nostri ragazzi so- prattutto per i tanti ragazzi migranti che fre- quentano le nostre scuole. Sono loro oggi in gran parte i ragazzi di Barbiana. La scuola istituzionale ha fatto dal Ses- santa in poi passi in avanti nell’apertura e nella disponibilità all’integrazione e all’inclu- sione di tutti; le parole di don Milani hanno sottilmente, anche se non ufficialmente, per- meato le nuove leggi e i decreti. Non ab- biamo più il tormento del programma da concludere ma è diventato molto più difficile e impegnativo fare scuola. La società è cambiata, le aspettative delle famiglie sono cambiate, la scuola non è più considerata una grande opportunità ma spesso solo un obbligo da assolvere. E allora sta a noi, ancor più di allora, impegnarci per far comprendere l’utilità della scuola, della nostra scuola. Don Milani non era indulgente con i suoi alunni, pretendeva che studiassero e s’impe- gnassero costantemente perché solo in que- sto modo avrebbero potuto costruirsi un fu- turo migliore, non determinato dalla stato sociale o economico della famiglia d’origine. E invece è toccato, al povero priore, essere molto spesso travisato e considerato come l’antesignano del sei politico . Non era affatto così, il lavoro di gruppo dei ragazzi era fina- lizzato alla crescita di ciascuno e non a un volemose bene qualunquistico. I più grandi spiegavano ai più piccoli e così imparavano meglio essi stessi, perché noi insegnanti sap- piamo bene che spiegare agli altri vuol dire capire sempre di più e meglio. I grandi chi- nati verso i più piccoli, come lui si chinava su di loro. Lo faceva come insegnante, ma prima di tutto come prete. « La scuola, per don Lorenzo, non era una cosa diversa rispetto alla sua missione di prete , ma il modo concreto con cui svol- gere quella missione, dandole un fonda- mento solido e capace di innalzare fino al cielo. Ridare ai poveri la parola, perché senza la parola non c’è dignità e quindi ne- anche libertà e giustizia: questo insegna don Milani. Ed è la parola che potrà aprire la strada alla piena cittadinanza nella società, mediante il lavoro, e alla piena apparte- nenza alla Chiesa, con una fede consapevole» continua ancora papa Francesco sulla sua vi- sita a Barbiana : « Con la mia presenza a Bar- biana, con la preghiera sulla tomba di don Lorenzo Milani penso di dare risposta a quanto auspicava sua madre: “Mi preme so- prattutto che si conosca il prete, che si sap- pia la verità, che si renda onore alla Chiesa anche per quello che lui è stato nella Chiesa e che la Chiesa renda onore a lui... quella Chiesa che lo ha fatto tanto soffrire ma che gli ha dato il sacerdozio, e la forza di quella fede che resta, per me, il mistero più pro- Elena Fazi, Vicepresidente nazionale vicaria I CARE … I NOSTRI RAGAZZI

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