Luglio-Agosto-2015

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2015 radicalmente i modelli andando a «umaniz- zare» le arti e diffondendo il principio del «bello e ben fatto». Nell’Ottocento Don Giovanni Bosco fa della formazione profes- sionale uno strumento di recupero sociale dei giovani di strada e di riscatto sociale. Nel boom economico del Dopoguerra il lavo- ro delle mani e lo spirito imprenditoriale hanno fatto grande il nostro Paese ponendo le basi di quello che è noto in tutto il mon- do come Made in Italy. Dagli anni Sessanta in poi lo scisma tra formazione e lavoro ha creato due Il presente: la riforma della scuola e il ruolo formativo delle imprese In Italia la riforma della scuola attualmente in discussione dedica molto spazio al colle- gamento tra scuola e lavoro. Il testo ricono- sce l’importanza dei modelli formativi che l’Europa ha riconosciuto come più efficaci nella lotta alla disoccupazione giovanile, in particolare il modello dell’alternanza scuo- la-lavoro che si configura come metodologia didattica obbligatoria nelle scuole seconda- rie superiori. Questa disposizione prende le mosse da modelli di collaborazione scuola- impresa già sperimentati nei territori (pro- getto Federmeccanica, modello Enel, speri- mentazioni di Confindustria) che possono diventare «sistema». Il rapporto tra mondo produttivo e mondo formativo, la partnership formativa tra insegnanti e im- prenditori, le reti tra scuole e impresa, sono strumenti. Il futuro: l’industry 4.0 e le nuove professioni. La formazione che serve già oggi Nella attuale società della conoscenza le competenze sono l’aspetto centrale in virtù del quale un lavoratore viene scelto dall’industria. Un operaio robusto e resi- stente vale in questa fabbrica molto meno di un gracile ingegnere informatico esperto di big-data. Cambia quindi il rapporto tra impresa e formazione, secondo una conce- zione di impresa formativa che da più fronti e ormai da diversi decenni è stato indivi- duato come fondamentale. Una buona scuola e buoni voti non fanno di un giovane un esperto nella gestioni di complessi macchinari tra loro connessi gra- zie a quello che si può chiamare «Internet of Things». È necessaria formazione sul campo, esperienza diretta del loro funzio- namento. Esperienza che è allo stesso tem- po possibilità di nuova innovazione, terreno privilegiato per la ricerca nell’ambito della tecnologia industriale. Se formazione e la- voro non si conciliano, e questo è in primo luogo uno sforzo culturale, il decollo di quella che è ormai nota come «Industry 4.0» è ostacolato in partenza. La formazione è ciò che caratterizza il percorso di ogni lavoratore, prima attraver- so i primi anni scolastici, poi attraverso esperienze durante il periodo scolastico e in seguito direttamente durante il lavoro, gra- zie alla formazione continua che le imprese tecnologiche hanno l’esigenza di offrire. Le nuove professioni per i giovani si inseriranno nel solco dei settori trainanti dell’industria italiana ceh sono chimico, ITC, farmaceuti- co, metallurgico e metalmeccanico, gom- ma, green stampa digitale, domotica, robo- tica. Assieme a questi settori avanzati ce ne sono tanti altri tradizionali che, grazie alle tecnologie, stanno tornando in auge. Com- pito della scuola è formare quelle compe- tenze necessarie a gestire il cambiamento produttivo e non a subirlo.

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