Luglio-Agosto-2015
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2015 34 Se come alcuni sostengono è dalla soddi- sfazione della vocazione lavorativa che i ra- gazzi traggono la motivazione per sostenere le esigenze professionali con competenze di carattere generale, varrebbe forse la pena diversificare radicalmente gli ambienti for- mativi. Metodologia dell’alternanza sul mo- dello tedesco previsto dalla recente rifor- ma. Sta di fatto che quella attuale è una si- tuazione ibrida che non è in grado di verifi- care ne se è l’orientamento centrato sulla persona che aiuta a crescere e a scegliere, ne se quello centrato sulla performance precoce riesce e in quanto tempo a far ac- quisire quelle competenze generali pur ne- cessarie al lavoro. Pur mantenendo l’occhio puntato su un mix di attività didattiche tra competenze generali e professionali, si potrebbe vedere se prendendo a riferimento l’intero biennio si riesca a riprendere le trame di tale in- treccio con tempi e modi più distesi e si spera più efficaci, ancorché sostenuti da una forte spinta all’innovazione didattica, assicurando un maggior successo formativo al termine dell’obbligo di istruzione, con la relativa certificazione delle competenze, prevista dall’ordinamento, da utilizzare in modo più qualitativo e quindi mirato per i rapporti con l’indirizzo professionale e le aziende. Le risorse impegnate per far ripetere uno studente su 5 (il 20% di alunni e di organico non sono dati trascurabili) potrebbero esse- re meglio utilizzate per coltivare aspirazioni e attitudini di ogni ragazzo/a, compresi percorsi di eccellenza per i migliori, e co- struire su questa base un’idea diversa di scuola. Nessuno infatti, in linea di principio, può essere abbandonato a se stesso, magari dopo due o tre bocciature. Il diritto all’istruzione per tutti non sem- bra quindi realizzato ed i risultati qualitati- vi, come indicato dalle ricerche OCSE-PISA, non appaiono comunque eccellenti: il rigori- smo non genera qualità e non è da esclude- re che la bocciatura costituisca più un ele- mento di disincentivazione e frustrazione che una spinta a migliorare. Un ulteriore elemento in questo iter di rallentamenti e uscite dal sistema è la perdita sociale che avviene quando le potenzialità dei soggetti non vengono colte ed incoraggiate, ma ne- gate e non utilizzate. La regolarità degli stranieri poi nei per- corsi professionalizzanti è più elevata degli italiani; c’è un maggiore equilibrio anche di genere. Saranno loro a ridare qualità alla formazione professionale, assumendo così un ruolo dominante nei confronti del mondo del lavoro. Occorre partire dal principio dell’equiva- lenza delle conoscenze (a risultati analoghi si può pervenire mediante strade diverse) che vede gli standard definiti dalle compe- tenze di cittadinanza europee, ai quali si aggiunge l’asse professionalizzante i cui standard sono indicati negli accordi con il mondo del lavoro per le qualifiche nazionali e regionali. Valutazione La valutazione sommativa, tranne casi eccezionali, viene rinviata al secondo anno, per favorire la realizzazione di piani forma- tivi personalizzati ed un’organizzazione di- dattica per fasce di livello (nel primo anno i gruppi di livello saranno prevalenti, mentre nel secondo anno residuali), favorendo an- che gruppi interclasse. Si dovrà arrivare così ad una scelta adeguata alla fine del secon- do anno. La didattica praticherà rigorosamente un lavoro per competenze, in modo da arrivare alla loro certificazione alla fine del biennio ed all’attribuzione dei crediti sia per la pro- secuzione nel sistema scolastico-formativo, sia per l’ingresso nel mondo del lavoro. Il li- bretto dello studente (portfolio delle compe- tenze) innescherà così la capitalizzazione e la documentazione dei percorsi e delle espe- rienze lavorative, fino ad introdurre il princi- pio della formazione continua e ricorrente. Metodologia Nel primo anno si darà spazio ad una di- dattica laboratoriale attraverso la compre- senza di docenti sia di materie generali sia professionali, eventualmente integrati da esperti aziendali e/o della formazione pro- fessionale. I laboratori potranno far perve- nire contemporaneamente sia ad apprendi- menti astratti (leggi scientifiche, economi- che, ecc.), sia alla riproduzione di oggetti e processi concreti (falegnameria, aggiustag- gio, ecc.), in modo da tenere sotto control- lo i diversi «stili» di apprendimento e le di- verse motivazioni.
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