Luglio-Agosto-2012

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2012 cordano come lo sviluppo umano non possa essere valutato come un fatto prettamente funzionale, ma debba essere sempre consi- derato in stretto legame ed in relazione ai contesti socioculturali, emotivi ed educativi in cui ha luogo. La scuola dell’infanzia si deve proporre, dunque, come un contesto arricchito , dove attraverso una professiona- lità docente non improvvisata si perseguano realmente avvertibili traguardi di sviluppo in ordine all’identità, all’autonomia e alle competenze . Presupposto irrinunciabile è, dunque, l’organizzazione e la «cura» di un ambiente scolastico non solo «a misura» del bambino, ma anche pianificato allo scopo di facilitare l’accessibilità, l’autonomia e la socializza- zione dei bambini. Bastano poche risorse (giochi, vecchi vestiti, farina, sale, botti- gliette, libri, riviste…), una diversa disloca- zione dei mobili e dei tavoli (non già pen- sati per «lezioni frontali» ma per favorire attività e relazioni in piccoli gruppi) e il ri- spetto da parte di tutti di semplici regole, per gettare le fondamenta di un laboratorio di apprendimento proporzionato all’infan- zia. Considerato lo spazio-sezione si posso- no creare «angoli attrezzati» (ad esempio gli angoli della lettura, dei travestimenti, della cucina, della pittura…) e dare una di- slocazione settoriale di massima, ovvero si- stemare tavoli, per svolgere l’attività e il mobilio con annessi materiali già divisi per settori (avremo così il settore del disegno, quello dei travasi, quello della manipolazio- ne…). Auspicabile è, inoltre, programmare all’interno dell’aula uno spazio scevro di mobili e sedie destinato al « circle–time ». Infatti il «tempo del cerchio» è una modali- tà di conversazione che consente, data la posizione che occupa ciascun partecipante, una migliore interazione oculo–verbale fa- vorendo anche e al contempo la capacità di ascolto. Nessuno parla dall’alto della sua cattedra, nessuno è costretto ad ascoltare il racconto di un compagno guardando la sua schiena, ma face to face circolano parole ed emozioni. Date tali premesse questo spazio circolare appare il «luogo di raccolta collettiva», non solo per svolgere attività programmate di routine, quali osservazio- ne/registrazione del tempo, registrazione presenze (entrambe su cartelloni murali ac- cessibili e fruibili dai bambini) ma anche per facilitare la condivisione di vissuti ed esperienze e/o la soluzione di «problemi» e/o attività di ricerca ed esplorazione. Su quest’ultimo punto perdonate il mio disap- punto su una prassi scolastica che parte da astratte favole o racconti per tentare di spiegare al bambino eventi e fenomeni che il bambino capirebbe benissimo e meglio re- almente. Senza nulla togliere al valore indi- scusso delle «storie», credo che queste ab- biano finalità educative-didattiche peculiari che poco hanno a che vedere con «forzatu- re progettuali», che ne fanno il filo condut- tore di tutti i percorsi d’insegnamento. La lezione dei tre tempi montessoriana è a mio avviso una valida e semplice metodolo- gia per presentare al bambino la realtà che lo circonda. Ad esempio mi chiedo sempre, osservando tale fenomeno, perché l’inse- gnante si ostina a presentare la storia dei tre nanetti rosso giallo e blu per far acquisi- re al bambino la conoscenza dei colori pri- mari? Più opportuno prendere tre cartoncini e dire ai bambini «questo è rosso», «questo è giallo» e «questo è blu». Poi chiedere loro «qual è rosso?», «qual è giallo?» «qual è blu?». Ed infine «che colore è questo, quel- lo e quell’altro». In seguito o contempora- neamente gli alunni pasticceranno, gioche- ranno, canteranno, pittureranno con il gial- lo il rosso e il blu, ma senza la fatica di aver dovuto eliminare dalla mente la falsa con- vinzione che tali colori sono così e ci sono a causa dei «tre nanetti». Provare a riorganizzare l’aula, documen- tare i percorsi di apprendimento attraverso disegni, registrazione audio e video e non più attraverso «Fotocopie» senza senso per l’alunno è una modalità infantile che ci condurrà a creare una scuola veramente per i bambini. Sovente noi adulti sottovalutiamo l’in- fanzia ed invece occorrerebbe con maggior frequenza cercare di conoscere e spiegare il mondo con i loro «grandi occhi», poiché ha ragione A. Einstein nel ricordare che lo stu- dio e la ricerca della verità e della bellezza rappresentano una sfera dell’attività in cui è permesso di rimanere bambini per tutta la vita…

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