La Scuola e l'Uomo - n. 5-6-Maggio-Giugno 2021
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVIII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2021 12 voce – non ci chiede, oggi, di essere sempli- cemente letto, commentato, studiato, ana- lizzato. Ci chiede piuttosto di essere ascolta- to, di essere in certo qual modo imitato, di farci suoi compagni di viaggio, perché anche oggi egli vuole mostrarci quale sia l’itinera- rio verso la felicità, la via retta per vivere pienamente la nostra umanità, superando le selve oscure in cui perdiamo l’orientamento e la dignità. Il viaggio di Dante e la sua vi- sione della vita oltre la morte non sono sem- plicemente oggetto di una narrazione, non costituiscono soltanto un evento personale, seppur eccezionale. Se Dante racconta tutto questo – e lo fa in modo mirabile – usando la lingua del popolo, quella che tutti potevano comprendere, elevandola a lingua universa- le, è perché ha un messaggio importante da trasmetterci, una parola che vuole toccare il nostro cuore e la nostra mente, destinata a trasformarci e cambiarci già ora, in questa vita… ». Il Papa, per indicarci il modo con cui avvicinarci a Dante e alla sua opera, utilizza un linguaggio che è proprio dell’esperienza educativa della scuola: leggere, commenta- re, studiare, analizzare. Non si entra nella profondità del messaggio dantesco se non at- traverso l’utilizzo di queste procedure del sa- pere che sono ciò che la scuola deve fornire ai ragazzi e di cui fa fare esperienza nell’iter formativo. Di qui un appello alla serietà dei cammini scolastici e alla responsabilità dei docenti. Ma il Papa poi continua spostando l’attenzione dal metodo al contenuto, e fa emergere che esso è un appello a un’espe- rienza che si traduca in vita buona. Di nuovo è qui interpellata la scuola che non può ridur- si a una funzione di trasmissione di saperi e di abilitazioni al saper fare; nella scuola è in gioco la possibilità offerta alle nuove gene- razioni di poter cogliere il fascino di una vita buona, una vocazione etica, un saper esse- re. Monsignor Betori ha concluso il suo saluto citando le parole della petizione con cui il popolo fiorentino nel 1373 chiese al Comune di Firenze la prima lettura pubblica della Commedia, affidata a Giovanni Boccaccio. La petizione era così formulata: « Vogliamo essere istruiti sul libro di Dante, dal quale anche chi non ha studiato può essere educato a fuggire i vizi e ad acquistare le virtù ». Sottolinea un concetto espresso da Sua ca di stare insieme per realizzare qualcosa- possa essere una spinta a ricercare insieme bellezza, orizzonti di senso, motivazione nell’apprendimento per i nostri ragazzi. Non lasciamoci sfuggire l’occasione di cercare in- sieme qualche cosa di bello, di alto, non di povero e di scontato perché ne abbiamo bi- sogno noi e i nostri giovani ». I rappresentanti delle istituzioni, con la loro partecipazione hanno dimostrato di aver apprezzato l’iniziativa, i loro interventi hanno affrontato temi di rilevanza perenne e puntando lo sguardo sull’oggi ci hanno la- sciato preziosi contributi di cui riportiamo alcuni passaggi. Il Cardinale di Firenze Giuseppe Betori ha affidato il suo saluto alle parole di Papa Francesco nella lettera apostolica Candor lucis aeternae : « Dante, riflettendo profon- damente sulla sua personale situazione di esilio, di incertezza radicale, di fragilità, di mobilità continua, la trasforma, subli- mandola, in un paradigma della condizione umana, la quale si presenta come un cammi- no, interiore prima che esteriore, che mai si arresta finché non giunge alla meta. Ci im- battiamo, così, in due temi fondamentali di tutta l’opera dantesca: il punto di partenza di ogni itinerario esistenziale, il desiderio, insito nell’animo umano, e il punto di arrivo, la felicità, data dalla visione dell’Amore che è Dio » ( Candor lucis aeternae , 2). Su entram- bi i temi Dante ha molto da dire all’uomo d’oggi, il cui desiderio, mai spento, si trova confuso da una cultura massificante che mina alle radici la singolarità della persona e l’au- tenticità delle sue relazioni. E lo stesso vale per la purificazione della meta a cui tendere, la verità sulla felicità che ci fa pienamente umani, dove ci si scontra con tendenze che vorrebbero sottrarre all’uomo la sua tensione alla trascendenza, confondendo il bene asso- luto con qualche bene parziale e provvisorio, che maggiormente attrae perché apparente- mente più vicino, dimenticando che nulla è più intimo a noi stessi di quel Bene assoluto che è Dio. Questa attualità di Dante va riproposta con forza, a cominciare da quel luogo cen- trale della formazione umana che è la scuo- la. Ancora con le parole di Papa Francesco: « Dante – proviamo a farci interpreti della sua
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