Maggio-Giugno 2017
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIV - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2017 26 Ecco perché Blondel, nella sua opera principale, L’Action , ha sostenuto che la li- bertà è la vera ragione della ragione. E per- ché da sant’Agostino a sant’Ambrogio, da san Bernardo a san Tommaso, da Leibniz a Kant a Lévinas si è sempre sostenuto che la libertà dell’uomo non sarebbe altro che l’immagine di Dio, così imperitura da mai venire meno, né all’inferno né nel purgato- rio né nel paradiso (come ci ha insegnato Dante) (19). Gli alunni/allievi sono studenti? Guardiamo adesso la realtà che speri- mentiamo ogni giorno. Quanti nostri studen- ti sono davvero «praticanti dello studium »? Non molti a vedere il 20% circa di disper- si in età scolare, i cosiddetti drop-out o push-out , letteralmente i «cacciati fuori». Ma ancora meno se si considera il numero purtroppo sempre più consistente: - dei gio- vani disaffiliated , ossia «non affiliati», quelli che non trovano più attaccamento e motivazione nei confronti della scuola; dei c apable drop-out, gli allievi capaci ma di- sinteressati alle richieste della scuola; degli stop-out , studenti che interrompono tempo- raneamente e volontariamente il percorso di studi perché non trovano nella scuola qualcosa che li interessi e li stimoli; dei tu- ned-out , studenti che continuano a fre- quentare la scuola, ma senza trarne benefi- cio alcuno, anzi scivolando verso comporta- menti trasgressivi e disadattanti; degli scho- ol-drop , studenti che rimangono fisicamen- te la scuola ma sono disimpegnati e annoia- ti; degli underachievement , soggetti che rendono intenzionalmente al di sotto delle loro potenzialità perché non trovano a scuo- la un ambiente di apprendimento che li sti- moli in modo adeguato. Che la scuola, al posto di essere il luogo della scholé , come pensava invece Einstein, «soffochi precocemente» la «divina curiosi- tà che ogni bambino sano possiede»? (20) Che davvero, come è accaduto per tantissi- mi, da Mozart a Churchill, da Turing a Steve Jobs o, oggi, a Joy Ito del Mit, si riesca a ri- scoprire le soddisfazione dello studium solo fuori dalla scuola? Che si entri nel sistema scolastico, come diceva Alfred Whithead, come interessanti punti interrogativi, aperti all’esplorazione di sé, del mondo, degli altri e del futuro, e si esca come ottusi punti esclamativi appiattiti su una nuda vita pre- sente, senza thaumàzein , senza passione per l’ otium , senza più ragione della ragione ovvero, si potrebbe dire, senza essere ed essersi promossi a persone mature, critiche, impegnate, libere e responsabili? Nei quattro libri della sua Historia Fran- corum 888-995 (21), Richero, monaco del monastero benedettino di san Remigio a Reims, presenta il suo maestro nella scuola della cattedrale di Reims, Gerberto d’Auril- lac, pure lui benedettino, poi vescovo della stessa città fino al 996 e infine papa con il nome di Silvestro II tra il 999 e il 1003, co- me «l’uomo più colto della sua terra e del suo tempo». Scrive con ammirazione che « suos liberaliter instruxit ». Un riconosci- mento che sembra antinomico. Instruere significa, infatti, innalzare da parte di chi insegna attorno a chi apprende le impalcature concettuali di un sapere spe- cifico, oggi diremmo scientifico-disciplina- re, che permettono alla mente di quest’ul- timo di sostenersi, rispecchiandovisi. Una forma neanche troppo dissimulata di dolce costrizione. Il contrario dello « studium ». Come può, infatti, essere liberaliter , e non coercitiva, un’impalcatura flessibile quanto si vuole ma comunque eretta dal maestro attorno allo studente e fuori dalla sua men- te, non generata dalla sua mente? Finché si traduce l’avverbio liberaliter con magnani- mamente l’antinomia, almeno in italiano, si cela. Si fa pensare, infatti, alla bontà e alla sapienza del «maestro» che, mettendo ge- nerosamente a disposizione dell’allievo ciò che sa e che, per lui, è prezioso, compireb- (19) H. V ORGRIMLER , Storia dell’inferno , Piemme, Casale Monferrato 1995, pp. 276-287. (20) A. E INSTEIN , Pensieri degli anni difficili (1965), a cura di C. Castagnoli, tr. it. di L. Bianchi, Bollati Boringhie- ri, Torino 1996, p. 80. (21) In Patrologia Latina CXXXVIII, ed. J.P. Migne, Paris 1853, coll. 9-170.
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