Maggio-Giugno-2016

17 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2016 13- Total tax rate : il soffocante carico fiscale sulle imprese italiane l’indispensabile riduzione dell’evasione, qualora venisse attuata, dovrebbe accom- pagnarsi ad una consistente riduzione delle aliquote di prelievo : esiste infatti una evi- dente necessità di ridurre drasticamente il carico fiscale su tutte le imprese (dal pic- colo negozio alla grande industria), ed è opportuno ricordare il concetto di total tax rate , che include tutti gli oneri, diretti e indiretti, sopportati da ciascuna impresa a vantaggio o per colpa dei più diversi enti pubblici ; comprende, ad esempio, gli oneri sociali a carico dell’impresa per ciascun di- pendente, le tasse sugli immobili, le nume- rose tasse prelevate dalle Regioni, dalle province e dai Comuni per i più diversi mo- tivi, le esorbitanti tasse sull’energia elettri- ca e sul gas che ne portano il prezzo ad ol- tre il 20-30% in più rispetto agli altri grandi paesi europei, gli ingenti costi sopportati per il mal funzionamento (per non dire ine- sistenza) della giustizia civile, i costi per la pletoricità, la lentezza e l’inefficienza della burocrazia, i costi sopportati per l’inade- guatezza della rete dei trasporti, ecc . tutti questi oneri riducono l’utile che l’impresa avrebbe potuto realizzare ; sull’utile effetti- vo viene infine applicata l’imposta sul pro- fitto, che è quindi soltanto una frazione del total tax rate . L’Italia detiene il record mondiale as- soluto del prelievo sugli utili potenziali delle imprese. Il total tax rate in Italia è del 64,8% (i due terzi dell’utile realizzabile va allo Stato o ad altri enti pubblici, oppure viene sprecato a causa della loro inefficien- za), contro, ad esempio, il 49,1 della Sve- zia, il 51,3 del giappone, il 43,9 degli Stati Uniti, il 48,8 della germania, il 39,5 della norvegia, il 37,9 della finlandia, il 50,0 del- la Spagna, il 32,0 della gran Bretagna, il 41,0 dell’olanda . Sono soprattutto queste cifre che spiegano la fuga dei capitali, la chiusura o l’emigrazione all’estero di molte imprese e quindi la crescita della disoccu- pazione . Sarebbe anche necessario ridurre le tasse sui salari e sulle pensioni, per rilan- ciare i consumi e quindi la produzione, ma dovrebbe essere fatto senza accrescere il debito pubblico e senza aumentare altre tasse . 14- Il significato dell’acquisto di imprese italiane da parte di investitori esteri non deve trarre in inganno il fatto che in Italia continuino ad arrivare investimenti dall’estero: si tratta di capitali che non creano nuove attività: acquistano invece aziende esistenti che portano in dote una considerevole fetta del mercato interno, oppure possiedono marchi che godono di una reputazione mondiale, e quindi fanno buoni utili in diversi settori: nella moda, nell’industria alimentare, nella meccanica, nelle telecomunicazioni, ecc.; naturalmen- te non solo l’occupazione non cresce ma in molti casi si riduce, perché i nuovi impren- ditori quasi sempre attuano miglioramenti tecnici e organizzativi finalizzati anche a ri- durre il personale per ridurre i costi. tutta- via i politici e i media, con incredibile fac- cia tosta, interpretano questi acquisti come segni della buona salute della nostra econo- mia, capace di attirare capitali dall’estero. 15- Soltanto i capitali privati possono promuovere una crescita durevole la crescita durevole dell’economia e dell’occupazione è assicurata soltanto dal- l’investimento di capitali privati . Ciò si spiega perché il successo dell’economia ca- pitalistica è dovuto soprattutto allo stimolo della ricerca del profitto, che costringe sia gli imprenditori sia i dipendenti (dal diri- gente all’operaio) al massimo impegno, per evitare il fallimento o il licenziamento. nel- le imprese pubbliche (o controllate da enti pubblici o comunque legate allo Stato) que- sto stimolo non esiste o è molto annacqua- to. Infatti - poiché nelle imprese pubbliche i manager sono nominati dai politici, i piani di svilup- po devono tenere conto dei loro interessi, a danno dell’efficienza ; la gestione è soli- tamente attenta più agli interessi eletto- rali ed economici dei partiti che ai bilan-

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