Maggio-Giugno-2012

3 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2012 paese: in concreto ai tesori di conoscenze, di intuizioni, di esperienze che si sono espressi lungo l’arco della storia nella lette- ratura, nell’arte, nelle iniziative umanita- rie, nelle istituzioni giuridiche e in tutto quel tessuto vivo di usi e costumi che forma l’anima più vera del popolo italiano! Come si esprimeva Giovanni Paolo II nella sua let- tera del 6 gennaio 1994 ai vescovi italiani, con cui indiceva la grande preghiera per l’Italia e con l’Italia: si tratta di una ric- chezza a cui si guarda con ammirazione e, potremmo dire, con invidia da ogni parte del mondo. Gli italiani di oggi non possono non esserne consapevoli e fieri. È quanto a suo modo e laicamente ha cer- cato di portare avanti il Presidente Napolitano con le celebrazioni del 150 dell’unità d’Italia. La fede «sustanza di cose sperate e argomento de le non parventi» Ma è proprio la nostra eredità culturale a ricordarci (cfr. Divina Commedia , Paradiso, canto XXIV, 64-65, che si appoggia alla Let- tera agli Ebrei , cap.11, v. 1), che nella fede si può avere quel fondamento che è richie- sto per essere persone capaci di tenere in- sieme questi due non semplici «corna» del problema: identità e apertura all’alterità, cultura e altre culture, passato e futuro. Credo che, come cristiani, possiamo dire con forza che la speranza è più facile se ci si apre alla fede. E si comprende come l’anno della fede proclamato da papa Benedetto possa essere un’occasione formidabile per affrontare le in- certezze e le paure del nostro tempo, invi- tandoci a rimettere al centro della nostra vi- ta la fede in Dio e a ricollocare Dio nei nostri luoghi, modelli, e spazi vitali. Se lo facciamo, è possibile, come tratteggiato nel testo di Riccardi, guardare alla nostra vicenda storica con occhi diversi, con fiducia e coraggio. La creazione, l’incarnazione, la risurrezione del Signore, fondamento della speranza cristiana Come ha ricordato il Card. Betori nel suo intervento, la solitudine e paura sono esatta- mente ciò di cui si serve il «diavolo» per indur- ci a disperare. La speranza che nasce dalla fe- de combatte queste due sentimenti alla radi- ce: illumina la mente e la mette a contatto con il cuore, che così viene rafforzato e spinto ad agire coraggiosamente e sicuramente. Rispetto a queste «passioni tristi» Gio- vanni Paolo II aveva aperto il suo pontifica- to con «non abbiate paura!». Benedetto XVI lo ha inaugurato dicendo «Non siamo soli». La speranza cristiana è, infatti, cosa diver- sa da una semplice utopia: non si immagina un ideale mondo perfetto, che non esiste in nessuna parte, da realizzare su questa terra. La speranza scruta la storia, e cerca di co- gliere in essa «i segni dei tempi», i segni di un futuro che non sia il semplice sviluppo di quello che c’è e per cui ci si può impegnare. E ciò per un doppio motivo: perché ci affidia- mo e ci apriamo alla libera iniziativa di Dio, che opera nel mondo attraverso lo Spirito Santo e perché diamo fiducia al «fatto stori- co» della resurrezione del Signore, salvezza del mondo e energia di un mondo rinnovato: aperto a quei cieli nuovi e terra nuova in cui potranno abitare definitivamente e comple- tamente giustizia, verità e liberazione. Più volte mi avrete sentito ripetere che affermare che il nostro mondo è tutto brut- to e cattivo è fare una offesa a Dio che lo ha creato, facendone suo «vicario», «servi- tore» l’uomo (che dovrebbe conservarlo, coltivarlo, migliorarlo con la sua libera ini- ziativa, mentre invece piuttosto sembra ro- vinarlo e ridurlo a quella triste «aiuola che ci fa tanto feroci»: Divina Commedia , Para- diso XXII, 151); e è fare una offesa allo Spi- rito Santo che il Signore ha «infuso» nei no- stri cuori e che è presente nel mondo per «compiere ogni santificazione» (cioè per completare l’opera di salvezza di Gesù che si è fatto uomo perché tutti possano essere salvi e essere «divinizzati»: come diciamo nel prefazio della quarta preghiera eucari- stica e come ci dice sant’Agostino meditan- do il mistero dell’Incarnazione di Dio). L’impegno di testimonianza della speranza cristiana È su questi fondamenti che possiamo es- S p i r i t u a l i t à

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