La Scuola e l'Uomo - n. 3-4 - Marzo-Aprile -2023

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXX- Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2023 14 dell’ignoto e il rischio di smarrirsi, vivere la gioia di ritrovare la via d’uscita. Suona la campanella. È il momento di concludere. Calvino docet e allora… da una metafora all’altra, da una citazione all’altra: leggere come passeggiare nel bosco e leggere come condizione per acquistare la libertà. La metafora è di Umberto Eco. «Un bosco – scrive (30) – è (…) un giardino dai sentieri che si biforcano. Anche quando in un bosco non ci sono sentieri tracciati, ciascuno può tracciare il proprio percorso decidendo di procedere a destra o a sinistra di un certo albero e così via, facendo una scelta a ogni albero che si incontra. In un testo narrativo il lettore è costretto a ogni momento a compiere una scelta. Anzi quest’obbligo della scelta si manifesta persino a livello di qualsiasi enunciato, almeno a ogni occorrenza di un verbo transitivo. Mentre il parlante si accinge a terminare la frase noi, sia pure inconsciamente, facciamo una scommessa, anticipiamo la sua scelta, o ci chiediamo angosciati quale scelta farà». Due citazioni, ambedue tratte dalla Grammatica della fantasia di Gianni Rodari, che invitano alla libertà e all’ottimismo: «Vorrei che tutti leggessero, non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno sia più schiavo» (31) e «Con un po’ di esercizio è possibile prendere lezioni di ottimismo anche da Giacomo Leopardi» (32). Leopardi? Quello del pessimismo? Quello che vedeva «dolce» persino il naufragio nella immensità (e molteplicità) delle cose? E che c’entra con la lettura? Rileggiamo e facciamo attenzione a ciò che la siepe gli oscurava: spazi, silenzi, quiete. E non sono queste le condizioni ideali per tuffarsi nella lettura? liere inesistente come prototipo di chi promette mari e monti e sparisce. No, nessuna meraviglia, perché è questa la vita e così siamo noi. E «chi siamo noi, chi è ciascuno di noi se non una combinatoria d’esperienze, d’informazioni, di letture, d’immaginazioni? Ogni vita è un’enciclopedia, una biblioteca, un inventario d’oggetti, un campionario di stili, dove tutto può essere continuamente rimescolato e riordinato in tutti i modi possibili» (27). La lettura diventa avventura dove, a far da guida, non è sempre l’autore. Anzi, a volte, proprio l’autore si diverte a dare indicazioni, a passare in secondo piano e a lasciare il timone alla nostra fantasia. Insomma: noi come Giasone, Icaro e Virgilio; lui come Arianna, Dedalo, Dante. Si rilegga Se una notte d’inverno un viaggiatore, (meta romanzo o iper romanzo come lo definisce Calvino) (28), chiaro esempio della molteplicità del narrabile con dieci inizi che si sviluppano in diversi modi pur essendo collocati in un’unica cornice (29) e si capirà meglio l’invito ad addentrarsi nel labirinto dei racconti, sperimentare il fascino (27) I. Calvino, Lezioni americane, op. cit., pag. 120 (28) Ivi, pag. 117 (29) Lo stesso principio è riscontrabile anche ne Il castello dei destini incrociati, Einaudi, Torino, 1973 (30) U. Eco, Sei passeggiate nei boschi narrativi, op. cit., pag. 7 (31) Questa la versione esatta: ««Tutti gli usi della parola a tutti» mi sembra un buon motto, dal bel suono democratico. Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo.» cfr. G. Rodari, La grammatica della fantasia, Einaudi Ragazzi, Torino, 1973, pag. 6 (32) Ivi, pag. 176

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