La Scuola e l'Uomo - n. 3-4 - Marzo-Aprile -2023

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXX- Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2023 12 fasi e tecniche tipiche della produzione cinematografica: idea, soggetto, sceneggiatura, ripresa, montaggio, rallenty, inquadrature, panoramiche, piani sequenza, flashback, sovrimpressione, effetti speciali, scene di massa, proiezione… Ho letto più di quanto Calvino intendesse dire? Si faccia, allora, attenzione alla ricchezza di questa frase: «Questo cinema mentale è sempre in funzione in tutti noi, – e lo è sempre stato, anche prima dell’invenzione del cinema – e non cessa mai di proiettare immagini alla nostra vista interiore» (21). Immaginazione visiva, suggerita anche da sant’Ignazio di Loyola negli Esercizi spirituali, che diventa invito a non rimanere passivi, ma a partecipare come attori, giacché la fonte è l’inconscio e il processo, che parte dal cielo, assume una sorta di trascendenza. Non basta? E si faccia caso, allora, alla frase conclusiva della sua Autobiografia di uno spettatore che fa da introduzione a Fare un film di Federico Fellini: «Il film di cui ci illudevamo d’essere solo spettatori è la storia della nostra vita» (22). Una domanda tra parentesi: siamo sicuri che il metaverso (filmico e/o letterario) sia invenzione dei nostri giorni? Prima di rispondere sarebbe meglio leggere o rileggere il saggio Lector in fabula di Umberto Eco. Chiudiamo la parentesi e riprendiamo l’argomento là dove Calvino – con altre citazioni di autori di correnti letterarie che ci hanno preceduto (Rinascimento, Barocco, Romanticismo, Realismo, Surrealismo…) – espone il processo del suo lavoro di narratore del fantastico. Tre momenti che, con forme e modalità diverse, appartengono a tutti gli scrittori: 1) partire da un’immagine carica di significato che diventa stimolo della narrazione; 2) seguire il richiamo – per analogia, simmetria, composizione – di altre immagini; 3) dare orbrò originale sfruttare proprio i consigli di Calvino. Scelsi di esporre le idee di Piaget e di Chomsky senza fare ricorso a parole difficili e a ragionamenti sofisticati, ma con l’eloquenza delle immagini. Mi presentai con un piccolo candelabro di cristallo che mi avevano appena regalato e una candela. Quando arrivò il mio turno, illustrai le idee dei due linguisti collocando la candela accesa sul candelabro. Conclusi con il desiderio di Calvino sintetizzato in questa frase: «Vorrei che quanti si considerano seguaci della fiamma non perdessero di vista la calma e ardua lezione dei cristalli» (15). Visibilità. Pioggia di immagini. Lo confesso: tra i cinque valori scelti da Calvino, la mia preferenza va alla visibilità. Il motivo? Non saprei, ma di certo ha influito la definizione della fantasia come «un posto dove ci piove dentro» (16). Prendendo lo spunto da un verso del Purgatorio di Dante (Poi piovve dentro a l’alta fantasia) (17), Calvino dice che le visioni che si presentano a Dante vengono da lui viste come «proiezioni cinematografiche o recezioni televisive su uno schermo». Difficile non collegare questa frase ad una sua precedente originale interpretazione della poesia Forse un mattino andando in un’aria di vetro (18) di Eugenio Montale, confluita in Letture montaliane (19) e pubblicata postuma anche in Perché leggere i classici (20). Dante e Montale, insomma, sono per Calvino autori filmici, nel senso che hanno saputo parlare di cinema come prodotto della nostra fantasia e, in quanto tale e con buona pace dei fratelli Lumière, sempre esistente. Per loro, i due processi immaginativi – dalla parola all’immagine visiva e dall’immagine visiva all’espressione verbale – ci sono sempre stati. E, con essi, ci sono sempre state (15) I. Calvino, Lezioni americane, op. cit., pag. 70 (16) Ivi, pag. 81 (17) Dante, Divina Commedia, Purgatorio, XVII, 25 (18) In Eugenio Montale, Ossi di seppia, Einaudi, Torino, 1925 (19) cfr. AA. VV. Letture montaliane, Bozzi editore, Genova, 1977 (20) I. Calvino, Perché leggere i classici, Mondadori, Milano, 2017 (21) I. Calvino, Lezioni americane, op. cit., pag. 83 (22) I. Calvino in F. Fellini, Fare un film, Einaudi, Torino, 1993, pag. XXIV

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