LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXX- Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2023 10 vincendo e lasciando in ansia, iniziando e rimandando il finale dei suoi racconti al giorno dopo – non solo salva la sua vita, ma diventa anche la maestra dei nonni narratori che danno (la danno ancora?) la buona notte ai nipotini con un «Ora a letto e fate i bravi, altrimenti domani niente fiaba!» e di chi, con la pausa della pubblicità, interrompe i programmi televisivi sul più bello. Il miniracconto, invece, è quello di sette parole composto dallo scrittore guatemalteco Augusto Monterosso. Apparve nella raccolta di saggi La vaca e sono in molti a considerarlo ancora come il più breve racconto della letteratura mondiale (10). Nella traduzione italiana suona così: «Quando si svegliò, il dinosauro era ancora lì.» Non entriamo nella disputa sulla giusta interpretazione (Dove mettere la virgola? Si svegliò, chi? Il dinosauro o il soggetto che si era addormentato?) per soffermarci sul valore che Calvino, scegliendo questo racconto, dà all’eternità del narrare e alla rapidità della concisione letteraria: «Sogno immense cosmologie, saghe ed epopee racchiuse nelle dimensioni di un epigramma. Nei tempi sempre più congestionati che ci attendono, il bisogno di letteratura dovrà puntare sulla massima concentrazione della poesia e del pensiero» (11). Il logo, infine, è quello di una storica casa editrice del 1500: la Aldo Manuzio. Per esprimere anche graficamente la solidità e la velocità della letteratura, l’editore umanista si servì di un’àncora e di un delfino. Fu questo il suo modo di rendere visibile l’ossimoro della locuzione latina: agire senza indugi, ma con cautela. Dalla letteratura al cinema: Fellini era solito dire che gli sarebbe piaciuto girare del cavallo, tratta dal Saggiatore di Galileo Galilei, e la bellissima espressione «il discorrere è come il correre». Questa affermazione – commenta – è «stile come metodo di pensiero e come gusto letterario: la rapidità, l’agilità del ragionamento, l’economia degli argomenti, ma anche la fantasia degli esempi sono per Galileo qualità decisive di pensar bene» (8). Rapidità che, come sintetizza il Festina lente dei romani, non esclude la lentezza. Non è facile narrare senza stancare. Se la comunicazione orale in presenza ha nell’eloquenza facciale di chi ascolta una spia visiva che trasmette al narratore il grado di attenzione che sta suscitando e gli permette di accelerare o di dilatare i tempi, la comunicazione scritta deve fare affidamento su regole semplici e inderogabili: rispettare il ritmo tenendo conto di tempi diversi, non fare inutili ripetizioni, scegliere le parole giuste, trovare espressioni felici, sfruttare la velocità mentale (agilità, mobilità, disinvoltura). I due modi di comunicare sono meno distanti di quanto si possa immaginare. Calvino ci facilita la comprensione con un motto, un riferimento letterario, un mini racconto, un logo. Spetta al lettore scegliere quello che gli risulta più gradito. Il motto lo prende in prestito dalla tradizione siciliana: Lu cuntu nun metti tempu. Ovvero: «La tecnica della narrazione orale nella tradizione popolare risponde a criteri di funzionalità: trascura i dettagli che non servono ma insiste sulle ripetizioni» (9). Per il riferimento letterario utilizza un classico del secolo X: Le mille e una notte. È in questa raccolta che la persiana Sheherazade – accelerando e frenando, av- (8) Ivi, pag, 43 (9) Ivi. pag. 37 (10) Altri dicono che Hemingway lo abbia superato con «Vendo scarpe per bambini, mai indossate» (11) I. Calvino, Lezioni americane, op. cit., pag. 50
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