LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIX- Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2022 3 Padre Giuseppe Oddone, Consulente ecclesiastico nazionale UCIIM Spi r i tual i tà da quali sentimenti sia divorata la povera anima. Credetemi pure, padre, che delle sfuriate, che alle volte ho fatto, sono causate proprio da questa dura prigionia, chiamiamola pure fortunata» (1). Immerso nel vulcano sempre ardente dell’amore di Gesù: di qui nasce la sua comunicazione. È una Parola di Dio vissuta e vivente in lui, che brucia nel contatto con Dio, e nell’unione mistica e nell’assimilazione della passione di Gesù. Straordinario mistico P. Pio che diceva »Io resto un mistero a me stesso» e si definiva «Io sono solo un uomo che prega», cioè che vive in continuo contatto con Dio. La sua era una parola profetica, solitamente dolce, tenera e confortante per i peccatori pentiti, ma talvolta veemente e rude (le sue sfuriate!) che cacciava via, che denunciava e svergognava, se non vedeva volontà di conversione, perché egli aveva il dono di leggere nei cuori. Per questo motivo i suoi detti, le sue sentenze – era efficacissimo nel concentrare in una sola frase il suo pensiero a seconda delle persone che incontrava e si esprimeva talvolta in dialetto – avevano un valore oracolare, si conficcavano nel cuore, erano lava incandescente di quel vulcano sempre acceso che bruciava dentro di lui, erano ritenute una prosecuzione e una applicazione del Vangelo. Non solo le sue parole, ma i suoi gesti e soprattutto il suo sguardo metacomunicava, dolce o aspro che fosse: era sempre uno sguardo indagatore che penetrava nell’anima come un fascio di luce che scopre ed inquadra quello che magari uno vorrebbe tenere Ricorre quest’anno il 20° anniversario della canonizzazione di P. Pio da Pietrelcina (1887 – 1968), elevato all’onore degli altari da Papa Giovanni Paolo II il 16 giugno 2002. Sono in atto diverse iniziative per ricordare questo evento, soprattutto nel suo Santuario di San Giovanni Rotondo. Tralasciando le sue vicende biografiche mi limito a descrivere solo alcuni aspetti della spiritualità di P. Pio: il suo modo di comunicare, la croce di Gesù, l’Eucaristia, la devozione alla Vergine Maria, l’apostolato come grazia di operare per i fratelli. La Comunicazione per P. Pio Ogni persona che educa e si pone in rapporto con un’altra persona ha un suo nucleo ispiratore, una sua teoria della comunicazione, per lo più subliminare ed inconsapevole, sulla modalità di contatto con gli altri. «Confesso innanzitutto che per me è una grande disgrazia il non sapere esprimere e mettere fuori tutto questo vulcano sempre acceso che mi brucia e che Gesù ha immesso in questo cuore così piccolo. Il tutto si compendia in questo: sono divorato dall’amore di Dio e dall’amore del prossimo. Dio per me è sempre fisso nella mente e stampato nel cuore. Mai lo perdo di vista: mi tocca ammirarne la sua bellezza, i suoi sorrisi, e i suoi turbamenti, le sue misericordie, le sue vendette o meglio i rigori della sua giustizia. Immaginate voi con tutta questa privazione di libertà propria, con tutto questo legamento di potenze sia spirituali che corporali LA SPIRITUALITÀ DI P. PIO DI PIETRELCINA. RIFLESSIONI (1) Cfr. P. GERARDO DI FLUMERI, Omaggio a P. Pio, San Giovanni Rotondo 1984, pag.25
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