La Scuola e l'Uomo - n. 3-4-Marzo-Aprile 2021

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVIII - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2021 42 I l tempo di vita e di scuola si va riducendo. Facciamone buon uso, per prepararci a sor- tirne insieme. Secondo l’ISTAT la pandemia riduce l’a- spettativa di vita alla nascita dei cittadini italiani. Se nel 2019 questa aspettativa era di 83,2 anni, nel 2010 è scesa a 82,3. Dall’inizio della pandemia sono morti oltre centomila cittadini e si sono persi quasi mezzo milione di posti di lavoro. Di figli ne nascono sempre meno. Sono soprattutto gli anziani che muo- iono prima, ma il Covid attacca anche fasce più giovani della popolazione, rendendo più difficile elaborare progetti di vita, di studio e di lavoro e dialoghi capaci di garantire un re- ciproco arricchimento fra giovani e anziani. Scuole e università, è vero, stanno facendo esperienze potenzialmente utili di formazio- ne a distanza, ma la mancanza di compresen- za e di dialogo diretto, protrattasi per lunghi periodi, impoverisce la qualità degli appren- dimenti, delle relazioni, tra docenti e stu- denti, delle amicizie e degli affetti fra com- pagni, dei lavori di gruppo e delle esperienze di partecipazione e di gestione responsabile dei dissensi e dei conflitti. Il clima d’incer- tezza, di solitudine, di tristezza corrode la speranza di «sortirne insieme» e incentiva il già notevole abbandono scolastico e la per- dita di un importante patrimonio conoscitivo e culturale. Non sempre ci si rende conto che la ridu- zione delle relazioni faccia a faccia con le persone, a scuola, in università, nel mondo del lavoro, dello sport, dell’associazionismo, della fruizione dei beni culturali e sociali e del volontariato può comportare un impove- rimento non solo del «capitale umano» ma anche del patrimonio spirituale che si do- vrebbe accumulare fin da ragazzi, non solo per sopravvivere in un futuro incerto e im- poverito, ma anche per vivere in pienezza un’intera vita ricca di energie, di relazioni tonificanti, di ricordi, di valori e di risorse morali e sociali. Per questo è importante creare occasio- ni di rilancio della scuola comunitaria di cui parla il nuovo ministro Patrizio Bianchi. Lo di- co con uno slogan: fatevi dei maestri, fatevi dei discepoli, fatevi dei compagni di viaggio, anche telefonandovi per avviare un discorso capace di costruire legami utili anche agli altri. Guardatevi nel profondo e rischiate di essere importuni, piuttosto che indifferenti o sfiduciati. Cercate buoni compagni di strada, non Lucignoli che promettono paesi dei ba- locchi. Cercate qualcuno, con qualche grup- po con cui sia possibile pensare e dialogare, anche se quanta strada fare insieme non è subito chiaro. Scrive Ivo Lizzola, un mio ex studente che ora leggo come mio maestro, su una rivista intitolata L’incontro: «Devi cerca- re ciò che ti ha accolto, coltivato, costituito. Cosa era l’essenziale nelle storie e nelle per- sone cui devi il meglio di ciò che sei? Quali i sogni che ti hanno preso, e le consegne? Dove andare sarà anzitutto definito dal ristabili- re legami ed equilibri, dall’“organizzare” il sentire e la forma del camminare insieme, in oasi di fraternità, per dirla con Edgar Morin. Dove andare chiede un nuovo e forte sì alla vita». Io aggiungo che si deve avere il co- raggio di far parlare e di ascoltare i giova- ni e di interrogare i vecchi (il filosofo Edgar Morin è centenario) e Gesualdo Nosengo, in L’arte educativa di Gesù, sottolinea la fe- Le giovani generazioni sono le più impoverite dalla scuola a distanza In questo nuovo spazio della nostra rivista vorremmo aprire un colloquio diretto con i soci. È questo uno spazio di ascolto di vostre esperienze e proposte che volentieri socializziamo per promuovere tra i lettori un produttivo dibattito sui temi affrontati. Le lettere dovranno essere indirizzate a redazione@uciim.it oppure a Redazione La Scuola e l’Uomo, Via Crescenzio 25 - 00193 Roma Lettere al direttore

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