Marzo-Aprile-2016
13 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2016 l’età pensionabile e la revisione dei criteri per accedere al sussidio di disoccupazione ; inoltre i sindacati (che in precedenza erano tra i più battaglieri d’Europa) hanno modifi- cato il loro atteggiamento nei rapporti con le imprese, accettando un generale conte- nimento dei salari ed una maggiore flessibi- lità nell’organizzazione del lavoro ; in molti casi hanno anche accettato aumenti del- l’orario di lavoro a parità di salario, per ri- durre i costi ed evitare licenziamenti : «Il risultato è che il costo del lavoro per unità di prodotto -una misura della compe- titività- che negli anni novanta era tra i più alti in occidente, oggi è in assoluto il più basso tra quelli dei paesi concorrenti : fatto cento il 2000, è poco sopra a 105 (dati 2012 dell’ocse) (9), mentre in Italia è a 135, in gran Bretagna a 137, in francia a 128, negli Stati Uniti a 122. È così che la germania ha risposto alla creazione dell’euro e alla ne- cessità di diventare più competitiva nel mondo globale : con quella che si chiama svalutazione interna , cioè compressione dei salari e dunque dei consumi. (…) Si è punta- to a portare nel mercato del lavoro coloro che ne stavano ai margini e vivevano di sus- sidi : stare a carico dello Stato, oggi , è mol- to meno redditizio di dieci anni fa. È questo che ha permesso di aumentare il numero degli occupati. oggi, 7,5 milioni di tede- schi, soprattutto studenti e casalinghe, han- no un « Minijob », un posto di lavoro che per- mette di guadagnare fino a 450 euro senza essere tassati. (…) oggi, coloro che in ger- mania lavorano per un «basso reddito», cioè per un salario inferiore ai due terzi della media nazionale, sono più del 20% del tota- le» (10). c) la principale accusa rivolta alla ger- mania, soprattutto dagli europei, è proprio quella di puntare esclusivamente sulle esportazioni, mediante la compressione dei salari e dei consumi (descritta nel prece- dente punto b), che frena le esportazioni europee verso la germania ; maggiori impor- tazioni dei tedeschi allevierebbero le diffi- coltà degli altri paesi. In realtà la scelta dei governi tedeschi è dettata da una lungimi- rante (anche se egoistica) visione di quello che, per tutti i paesi, sempre più diventerà nei prossimi anni il problema principale : quello demografico . «È la demografia, con l’ansia della bom- ba socio-pensionistica incombente, a indur- re gli esecutivi tedeschi a sostenere e difen- dere una politica di sistematico surplus commerciale. (…) Il quarto Reich democra- tico porta avanti una politica di «cuscinetto commerciale» per anticipare il domani che verrà. E poco importa se i problemi tede- schi siano gli stessi per l’Unione europea e per la maggior parte dei paesi che la com- pongono : il cinismo è d’obbligo » (11). d) dalla nascita dell’euro i paesi indebi- tati (e tra questi soprattutto l’Italia, grava- ta da un debito pubblico enorme) hanno tratto vantaggio ben più della germania: in- fatti l’euro ha eliminato il rischio di svalu- tazione delle monete nazionali (12), ridu- cendo drasticamente i tassi di interesse che questi Paesi hanno dovuto pagare per il proprio debito . Invece di utilizzare per ri- durre l’indebitamento le consistenti somme risparmiate ogni anno, alcuni governi, tra i quali quelli italiani, le hanno impiegate per aumentare la spesa pubblica, alla caccia di voti . Vorrei aggiungere alcune parole, chiare e definitive, di due noti economisti, che in poche righe spazzano via molti discorsi sull’euro e sulla germania tenuti dai politi- ci, dai sindacalisti e dagli economisti al loro seguito : «È ormai chiaro che l’euro non si salverà con scorciatoie e tappabuchi come gli euro- bonds o i fondi salva Stato . affidare il sal- vataggio dell’euro alla speranza che le “for- miche del nord” salvino le “cicale del Sud” socializzando i loro debiti è ingiusto, politi- camente impossibile, ma soprattutto non servirebbe a nulla . Un salvataggio senza (9) È l’organizzazione dei paesi più industrializzati. attualmente sono 34. (nota aggiunta). (10) d.taino, «Corriere della Sera», 19-9-13. (Corsivo aggiunto). (11) f.galietti, «Il foglio», 14-11-13. (Corsivo aggiunto). (12) Sul significato e sulle conseguenze della svalutazione della moneta, si veda il paragrafo 10, nel prossimo numero della rivista.
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