Marzo-Aprile-2014

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXI - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2014 senso alla vita e alla legalità, ha relazionato con avvincente entusiasmo l’avv. Tesè, docen- te all’ITC «G.Galilei» di Cani- cattì. Al termine di queste conside- revoli e profonde tematiche, ha avuto luogo una concreta e stimolante testimonianza dei coniugi Napoli che ha condotto i presenti a riflettere sul «gra- vissimo» compito dei genitori quali primi educatori della fe- de dei propri figli (cfr. Gravissi- mun Educationis, 3). In questo decennio 2010- 2020 di riflessione che la Chie- sa ci offre riguardo all’educa- zione è bene ricordare a tutti gli educatori le parole di Papa Francesco: «Educare è di per sé un atto di speranza, non so- lo perché si educa per costrui- re futuro, scommettendo su di esso, ma perché il fatto stesso di educare è attraversato da una prospettiva di speranza». ( Piera Accascio ) CROTONE Giorno 26 marzo, presso la Scuola primaria «R. Bevilacqua» di Crotone, si è svolto un incon- tro di aggiornamento professio- nale, organizzato dall’UCIIM, As- sociazione di professionisti della scuola, per riflettere sui BES. La sigla fa riferimento ai «Bi- sogni Educativi Speciali», in particolare ai bisogni di tutti quegli alunni che presentano difficoltà e richiedono inter- venti individualizzati. Il termine «speciale» può fa- re pensare a qualcosa di diver- so dal solito, ma in realtà è speciale, esordisce il Dirigente scolastico Franco Rizzuti, tutto ciò che ha bisogno di compe- tenze e risorse migliori e più efficaci, «speciali», appunto, al fine di raggiungere il pieno sviluppo della persona. L’assurdo è che oggi, per in- dividuare i bisogni si pretendo- no competenze specifiche non solo dagli insegnanti di soste- gno, ma da tutti i docenti cur- riculari. Le direttive per procedere ci sono: legge 27.12.2012, art. 34, C.M. marzo 2013. Esse chiedono di offrire personaliz- zate ed adeguate risposte ai bisogni degli alunni. Continua, però, il Dirigente: «Se è vero che lo scopo di tutti i provvedi- menti è quello di rivolgere maggiore attenzione a tutti gli alunni, nessuno escluso, c’è anche il rovescio della meda- glia. Dovendo l’alunno con Bes, seguire un corso didattico, di- verso, rispetto a quello dei compagni, ciò lo dovrebbe aiu- tare, altrimenti si creerebbero per lui situazioni di disagio. Il prof. G. Perpiglia, col suo in- tervento, si è inserito nella te- matica, dichiarando che a pre- scindere da Leggi e Decreti, fu- mosi e contraddittori, è impor- tantissimo il sentimento di di- sponibilità, che deve intercor- rere tra docente e discente, basato sulla stima e fiducia. La Scuola è per la crescita umana e personale e, pertan- to, inclusiva e accogliente, senza alcuna preferenza, per- ché si deve trattare di un in- contro tra persone, in un reci- proco scambio umano e perso- nale. «Una scuola - ha prose- guito il prof. Perpiglia, ripor- tando la lungimiranza della di- dattica di don Milani - che pri- vilegia i bravi, non è una scuo- la. È un ospedale che cura i sa- ni e trascura i malati». Questa citazione sarà sem- pre attuale. E i BES, in fondo, non sono altro che l’attuazio- ne, in forza di legge, di tale alta ed etica convinzione. L’educatore, infatti, come af- ferma Gesualdo Nosengo, fon- datore dell’UCIIM M, già nel 1944, è colui che non si sco- raggia, non dubita e dona la mano ai suoi alunni. Educare, quindi, non è un mestiere, ma è un apostolato umano. L’incontro, dopo un costrutti- vo dibattito, si è concluso con l’augurio che tutto ciò che è stato discusso abbia una rica- duta positiva e duratura nel quotidiano che verrà. ( Elio Cortese ) Il 10 maggio la Chiesa ha voluto dedicare una intera giornata alla Scuola, alla Scuola pubblica. E l’UCIIM tutta si è sentita chiamata a testimoniare, con la sua presenza in massa a Ro- ma, la costante fedeltà a questa stessa impostazione ferma e serena data dal suo fondatore Gesualdo Nosengo. Le testimo- nianze dei nostri colleghi, dirigenti e docenti, provenienti spesso da territori e situazioni difficili, hanno ancora una volta messo in luce l’impegno e la passione che la maggior parte de- gli insegnanti pone nel quotidiano lavoro. Anche i laici non so- no rimasti indifferenti alle sue parole, perché Papa Francesco sa parlare a tutti e rispettare ognuno. Eravamo numerosissimi gli ucimini presenti, mescolati tra i gruppi delle diverse dioce- si o riuniti sotto lo striscione dell’Unione, e tutti abbiamo con- diviso l’emozione e la gioia alle parole di Papa Francesco, infi- ne commossi davvero alla sua preghiera corale per gli educa- tori. Mai nessuno prima aveva creato un così intenso momento di comunione nel mondo della scuola.[E.F.] V i t a d e l l ’ U n i o n e

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