Marzo-Aprile-2014

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXI - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2014 2 citazioni valoriali delle esperienze storica- mente rilevanti del nostro popolo, anche in rapporto e confronto con alcuni documenti fondamentali...). Nelle Indicazioni nazionali per il primo ciclo (DPR 16.2.2012) si afferma che «Ac- canto ai valori e alle competenze inerenti la cittadinanza, la scuola del primo ciclo in- clude nel proprio curricolo la prima cono- scenza della Costituzione della Repubblica italiana . Gli allievi imparano così a ricono- scere e a rispettare i valori sanciti e tutelati nella Costituzione, in particolare i diritti in- violabili di ogni essere umano (art. 2), il ri- conoscimento della pari dignità sociale (art.3), il dovere di contribuire in modo concreto alla qualità della vita della società (art. 4)...». Questo è sufficiente per affermare che la Costituzione è una sorta di mappa del teso- ro, che consente di comprendere dove ab- biamo smarrito la strada della ricostruzione postbellica e dello sviluppo democratico del Paese. Su questa base si potranno trovare ragioni e modi per contrastare, anche sul piano della cultura e della vita scolastica, la povertà di risorse politiche, economiche, sociali, etiche e culturali che da anni afflig- gono con particolare asprezza la nostra so- cietà. Uno scavo per ripulire il mosaico della Costituzione dalla polvere dei decenni Sostenere questa tesi e battersi perché questa venga non solo enunciata, ma resa operativa dal Ministero, con adeguati stru- menti amministrativi, comporta difficoltà di natura psicologica e culturale, a nostro avvi- so non insuperabili. Col libro La Costituzione nella scuola. Ragioni e proposte (Erickson, Trento, 2014) ho voluto anzitutto ricostruire la storia di una «scoperta» avvenuta nel- l’ambito di alcuni gruppi di lavoro ministe- riali sull’educazione civica, a cui ho parteci- pato come coordinatore, a partire da una pronuncia di propria iniziativa formulata il 23.2.1995 dal Consiglio nazionale della Pub- blica istruzione sul tema «Educazione civica, democrazia e diritti umani». Gli articoli del- la Costituzione, spesso ignorati dai più, co- me se si trattasse di cose ovvie e di nessuna utilità pratica per i non addetti ai lavori, so- no apparsi allora come tessere di un mosai- co ritornato progressivamente alla luce, do- po anni di oblio, mentre il sistema scolastico cercava di dare risposte discontinue a que- sta o a quella emergenza educativa. Ripulendo questo mosaico dalla polvere dei decenni, si è riscoperto il nesso che fin dalla Costituente è stato istituito fra i prin- cipi e l’ordinamento della Repubblica da un lato e l’assetto curricolare e organizzativo della scuola dall’altro. Ed è parso evidente che questo implicava per la scuola anche un catalogo di possibili «educazioni», affidate non tanto a transeunti circolari ministeriali, quanto alla responsabilità dei docenti, degli studenti e dei genitori, nel contesto di una scuola costituzionalmente autonoma, che fosse però responsabilizzata e sorretta nell’assunzione concreta di questi compiti. Alla ricerca di una legittimazione culturale e sociale, col rischio di dimenticare quella storica e costituzionale È noto che il ministro Maria Chiara Car- rozza, poco prima che il Governo Letta con- cludesse la sua breve esperienza il 22.2.2014, ha annunciato una «Costituente della scuola», che avrebbe dovuto essere «la più grande domanda e la più grande ri- sposta, sulla scuola italiana contempora- nea. Non parliamo di un convegno - aggiun- se - né di stati generali, non sarà neppure una consultazione tra addetti ai lavori. Vo- gliamo aprire un dibattito in tutto il paese su questo bene primario che è la scuola. Co- sa ne pensano, e come la vorrebbero, presi- di, insegnanti, studenti, genitori, partiti, fondazioni, associazioni. Domande semplici su dieci temi. Non si è mai fatto prima». Il nuovo ministro Stefania Giannini, nominata nel Governo Renzi, non ha raccolto la pro- posta, ma ha mostrato sensibilità per le ri- chieste che le giungevano da autorevoli sedi associative, tanto da impegnarsi a introdur- re nella scuola insegnamenti relativi al vo- lontariato e all’educazione alimentare. Si rischierebbe in tal modo di ripercorrere strade che la scuola ha percorso con la sta- gione delle «educazioni» e dei progetti Gio-

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