Marzo 2020
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVII - Numero 3 - Marzo 2020 7 ano più bassi degli italiani, anche se la scuola riesce a ridurre le differenze. Sempre di più la frequenza ai corsi regiona- li è diventata la prima scelta (44%, la seconda opportunità è in calo) (ANPAL), essi conten- gono la dispersione riuscendo ad intercetta- re un’utenza a rischio. Lo svantaggio iniziale tuttavia non si traduce in allungamento dei tempi per la qualifica. L’IFP ha un maggiore ancoraggio al lavoro ed al fabbisogno locale, ha stage più lunghi, un contatto costante con le aziende e una diversa organizzazione della didattica. Non parliamo poi dell’occupabili- tà: il 50% dei giovani trova lavoro altrettanto rapidamente, pur con qualche nota dolente per la crisi economica e la disoccupazione giovanile (ISFOL). Gli unici abbandoni in que- sto settore sono in quei corsi che si svolgono, come si è detto, presso le scuole (MIUR). Il percorso triennale è quello più frequentato; l’interesse cala al quarto anno così come ac- cade nel predetto sistema duale. Gli IP da quest’anno hanno avuto un signi- ficativo rimaneggiamento con l’introduzione per ogni allievo del piano formativo indivi- dualizzato (PFI) con il bilancio individuale de- gli apprendimenti e l’assegnazione di un do- cente del consiglio di classe con la funzione di tutor. Al termine del primo anno verrà ef- fettuata una valutazione intermedia con re- visione del PFI e l’adozione delle necessarie misure di recupero. I PTOF conterranno piani di orientamento per promuovere l’appren- dimento formativo. Gli indirizzi così come i titoli di studio metteranno in forte correla- zione gli IP con l’IFP. Dopo l’esame di stato quinquennale il curriculum dello studente in- dicherà le unità professionali maturate per il sistema regionale ed i crediti per gli IFTS. Da una parte sembrano nuove creature do- tate di grande autonomia, ma dall’altra fanno sempre parte del sistema scolastico statale con tutto quello che comporta in termini bu- rocratici. Pensarli infatti come «scuole ter- ritoriali dell’innovazione aperti e concepiti come laboratori di ricerca, sperimentazione e innovazione didattica», significa propor- re una visione interessante ma ancora tutta da costruire. Il percorso di studi si divide in un biennio e un triennio, al termine i giova- ni possono proseguire a livello universitario e negli Istituti Tecnici Superiori (ITS), di due formazione tecnica superiore (IFTS) di uno o due anni, attivando percorsi per i disabili e laboratori di recupero per i disoccupati. I due canali hanno visto il completamento della parte normativa (1), con una notevo- le dose di provvedimenti che complicano la vita a utenze spesso prive di supporti am- ministrativi, che avrebbero bisogno più di accompagnamento che di procedure da se- guire. Infatti su questo confine si affollano le disposizioni statali e regionali per quanto riguarda la formazione, nonché quelle del lavoro e non ultime le direttive europee, a cominciare dal quadro delle qualificazioni professionali, per il riconoscimento interna- zionale, recepito da un altrettanto specifico decreto nazionale. Si è preferito arrivare ad un equilibrio isti- tuzionale tra i due versanti anziché pensare, ed era più semplice, ad una loro unificazio- ne. Ma se entriamo nel merito di ognuno di questi settori assistiamo a due movimenti contrapposti: gli IP nella tradizione scolasti- ca tendono alla selezione che spinge verso l’abbandono e l’IFP che cerca di recuperare questa situazione di disagio con una seconda opportunità che favorisce il passaggio rapido verso il mondo del lavoro. Nel primo caso le iscrizioni sono in calo piuttosto vistoso anche se al termine del quinquennio c’è un buon 57% (Alma diploma) che trova un’occupazione abbastanza rapidamente, ma il 38,4% (Tut- toscuola) si disperde tra la prima e l’ultima classe. Sul versante degli apprendimenti (IN- ValSI) gli IP occupano sempre l’ultimo posto in tutte le materie indagate e molti ragazzi/e specialmente dopo il primo anno si spostano nella IFP. Si sa che l’ambiente di provenienza influ- isce in modo determinante sulle motivazioni ad imparare e un po’ su tutti gli aspetti che riguardano la carriera dello studente; il risul- tato delle prove riflette le differenze socio-e- conomico-culturali per tutto il corso degli studi. Gli alunni sfavoriti da questo punto di vista, e nel settore qui considerato sono lar- gamente presenti, soffrono di uno svantaggio cognitivo che si manifesta fin dall’inizio del periodo scolastico. Questo in genere coinvol- ge anche la famiglie straniere che oltre alle difficoltà linguistiche e culturali legate alla loro origine fa sì che i risultati dei loro figli si-
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