7 Anno LXXXIII Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2026 con i fratelli che soffrono, che perdonano, che concludono la vita nella volontà di Dio. L’amore per la natura, creatura di Dio, non è completo se non si estende alla volontà di Dio ed all’amore per tutti i fratelli. Al Cantico delle creature – e questo ne sottolinea l’importanza – si ispira l’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco nel presentare la bellezza ed il rispetto della nostra madre terra: egli afferma che non sono solo i cambiamenti climatici a guastare la bellezza del creato, ma piuttosto la sua profanazione, ossia lo sfruttamento insensato delle risorse naturali, la distruzione delle foreste, l’inquinamento della terra, dell’acqua, e dell’aria, e lo sfruttamento irrazionale del territorio, le monoculture, la perdita della biodiversità, il consumismo ossessivo, la cultura dello scarto. La crudeltà verso la natura e gli animali si trasferisce poi agli uomini. L’autentico amore per il creato fa sì che sia rispettata tutta la scala dei valori nell’amore per il territorio, le piante, gli animali, la vita umana dal concepimento fino al suo termine naturale. La persona umana è segnata dal peccato ed è libera: ha la possibilità di tutte le possibilità, cioè di elevarsi fino a Dio oppure di rifiutarlo e di abbrutirsi nella lontananza da Lui, nell’egoismo, nella rapacità, nel più ossessivo consumismo. Rilettura della vita di San Francesco: Dante La vita e il messaggio di San Francesco continuano a ispirare un po’ tutte le arti: l’architettura, la pittura, la scultura, la musica, il cinema, la poesia. Dante ha dedicato un canto intero del suo Paradiso, l’undicesimo, per esaltare la grandezza di Francesco: lo definisce un principe “tutto serafico in ardore” (Par. XI, 37), una guida destinata dalla Provvidenza divina a ricondurre la Chiesa, sposa di Cristo, verso il suo Diletto “che disposò lei con sangue benedetto” (Par. XI, 33), costruisce una specie di equazione: Cristo sta alla Chiesa come Francesco alla povertà, sovrapponendo la ficorporale, da la quale nullu homo vivente pò scappare: guai a quelli che morrano ne le peccata mortali; beati quelli che trovarà ne le tue santissime voluntati, ka la morte secunda no ’l farrà male. Laudate et benedicete mi’ Signore’ et ringratiate et serviateli cum grande humilitate. San Francesco loda Dio con amore e con gratitudine per tutte le creature: notiamo i tre aggettivi iniziali. È Lui l’Altissimo davanti al quale dobbiamo vivere in atteggiamento di umiltà e di rispetto delle sue opere; prima di tutto per le creature del cielo: il sole che di Lui Altissimo porta significazione, la luna, le stelle, il vento, il sereno, la pioggia. Poi per le creature della madre terra: l’acqua, il fuoco, le piante, le erbe, i fiori, i frutti. Dio è l’Onnipotente creatore e siamo invitati a rispettare le sue “santissime voluntadi” nella vita e nella morte, è Lui l’unico veramente Buono e tutte le creature sono viste nel loro aspetto di bontà e di bellezza: la terra è madre, sorelle la luna, le stelle, l’acqua, la morte corporale; fratelli il vento, il tempo atmosferico, il fuoco, tutti elementi accompagnati da aggettivi che ne esaltano la bellezza e persino il valore morale: l’acqua è umile e casta, il fuoco giocondo, robustoso e forte. Che valore ha la preposizione “per”, che ritorna per ben dieci volte? È complemento di agente, di causa, di fine, di mezzo? Sicuramente il “per” richiama la formula liturgica “per Dominum nostrum Iesum Christum” con cui ci si rivolge al Padre chiedendo l’intervento di Gesù mediatore. È un complemento di mediazione, se così si può chiamare. Il sole, la luna, le stelle, l’acqua, il fuoco e la terra, partecipano della mediazione di Cristo, sono a Lui profondamente collegate. Perciò dobbiamo amarle e prendercene cura e non fare del creato un esclusivo oggetto di uso e di dominio. È significativo che l’amore per la natura sia messo in relazione nella seconda parte con la nostra vicenda umana, con sorella morte,
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