1-2 Gennaio Febbraio-2026

33 Anno LXXXIII Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2026 una coesistenza di principi di cittadinanza a tutti i livelli, se intendiamo la cittadinanza come una condizione di godimento di diritti e di assunzione di doveri nella realizzazione delle potenzialità individuali in ambito sociale e relazionale. Anche a livello compositivo i suoni devono essere organizzati sul modello di una cittadinanza armoniosa: ogni elemento ha un ruolo, ogni voce trova spazio, purché rispetti l’equilibrio dell’insieme. La musica che appare più scorrevole e naturale è in realtà simile a un’architettura, frutto di una continua mediazione tra pensieri profondi e regole di organizzazione formale. In questo senso, la musica rappresenta una palestra privilegiata di convivenza, ascolto e rispetto reciproco. In un ideale percorso di formazione integrale della persona è difficile pensare che questa dimensione possa realizzarsi senza un solido impianto educativo. La scuola è quindi chiamata, insieme alla famiglia, a partecipare pienamente alla formazione del cittadino maturo, colto e consapevole. Per questo è indispensabile essere educati alla musica, per comprenderne il linguaggio non verbale e i codici comunicativi che operano su livelli diversi e progressivi di complessità. La musica parla alla nostra interiorità con un linguaggio che è insieme universale e profondamente intimo ed è capace di suscitare non solo emozioni profonde ma è in grado di portare influssi benefici importanti a livello psicofisico. Lo sviluppo dell’intelligenza emotiva e pro sociale e della creatività, così importanti nell’ambito educativo, riceve dalla pratica e dall’ascolto della musica in contributo enorme, migliorando il ragionamento deduttivo, limitando l’ansia e la depressione. La musica d’insieme, paradigma di una piccola società, educa alla partecipazione, alla condivisione delle regole e alla mitigazione di atteggiamenti esuberanti musica d’insieme e una didattica più laboratoriale. Il percorso sperimentale trovò un riconoscimento ufficiale nel 1999 con l’istituzione delle scuole medie a indirizzo musicale (SMIM), che sancì l’ingresso della pratica strumentale nella scuola dell’obbligo. Parallelamente, alla fine degli anni Novanta, un’altra riforma di grande rilievo interessò il settore dell’alta formazione: con la legge n. 508 del 1999 i conservatori entrarono a far parte del sistema dell’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica (AFAM), acquisendo autonomia didattica e rilasciando titoli equiparati a quelli universitari. Il completamento della cosiddetta “filiera musicale” si realizzò nel decennio successivo con l’istituzione, dopo decenni di discussioni, dei licei musicali e coreutici, rendendo finalmente possibile una continuità formativa prima inesistente. L’iniziativa ha riscosso un enorme successo tanto da portare progressivamente all’apertura di più di 150 licei musicali superando il numero dei Conservatori di Musica. Tuttavia, nonostante i progressi compiuti sul piano ordinamentale, il sistema dell’istruzione musicale continua a presentare criticità significative. La presenza della musica nei curricoli scolastici resta spesso fragile, esposta a riduzioni orarie e a interpretazioni minimaliste delle indicazioni ministeriali. In molti contesti la musica fatica ancora a essere riconosciuta come sapere strutturato e dotato di pari dignità rispetto alle altre discipline. Suono, arte, regole La musica, nell’ambito delle attività di espressione umana, è un’attività artistica che, assieme al teatro, si fonda su presupposti di carattere sociale legati all’esecuzione e alla diffusione dei suoi contenuti non verbali. La sua forza risiede anche nella capacità di mettere in relazione individui diversi, creando un linguaggio condiviso che supera le barriere verbali. La caratteristica della musica è di mostrare

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