1-2 Gennaio-Febbraio 2025

3 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2025 Spiritualità na fu condannata. Si trattarono nel concilio di Nicea anche altre questioni riguardanti la data della Pasqua da celebrarsi la prima domenica dopo il plenilunio di primavera; inoltre si cercò di definire l’organizzazione giuridica della Chiesa con quattro sedi patriarcali (Roma, Costantinopoli, Antiochia, Alessandria d’Egitto), e furono stabilite norme disciplinari che riguardavano la condotta dei chierici. Il 19 giugno 325, probabile data della chiusura del Concilio, venne promulgata la breve redazione finale del simbolo niceno. Tutti lo sottoscrissero ad eccezione di due vescovi. Il simbolo niceno È utile conoscere il simbolo niceno nella redazione integrale, tradotta in italiano, senza le aggiunte fatte poi dal concilio di Costantinopoli. «Crediamo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore di tutte le cose visibili ed invisibili. Ed in un solo Signore, Gesù Cristo, il Figlio di Dio, nato dal Padre, unigenito, cioè dalla essenza del Padre, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre; per mezzo di lui tutte le cose sono state create. Per noi uomini e per la nostra salvezza è disceso, si è incarnato e si è fatto uomo. Ha patito, è risuscitato il terzo giorno, è salito al cielo, e verrà a giudicare i vivi e i morti. E nello Spirito Santo». Seguiva una formula di scomunica e di condanna delle dottrine di Ario. «Coloro poi che dicono: “che vi fu un tempo in cui Egli non era; e che prima di essere generato non era; e: che è stato fatto da ciò che non era o da un’altra persona o sostanza; o: che il Figlio di Dio è creato, variabile, mutevole, costoro la Chiesa cattolica li anatematizza (condanna)”». L’imperatore Costantino congedò poi al termine del concilio i vescovi con un sontuoso banchetto, con donativi per ognuno di loro e con un discorso conclusivo li esortò a vivere nella concordia e nella pace. Nonostante il concilio di Nicea, l’arianesisa, creando divisioni, tanto da compromettere anche una serena convivenza civile. Fu lo stesso imperatore Costantino che sentì la necessità di convocare il Concilio di Nicea. Si era riservato il titolo di pontifex maximus, proprio degli imperatori pagani e si considerava come «il vescovo dell’esterno» della Chiesa. Egli mise a disposizione dei convocati al concilio il cursus publicus, l’utilizzo di quel sistema di comunicazioni e di viaggi, organizzati dallo stato. Si riunirono a Nicea secondo la tradizione più di trecento vescovi, in maggioranza dalle Chiese d’oriente. Dei partecipanti solo sette provenivano dalle Chiese dell’Occidente, tra cui il vescovo spagnolo Osio, molto stimato da Costantino, e due presbiteri romani, Vittore e Vincenzo, come delegati del Papa Silvestro ormai in età avanzata. Secondo le testimonianze di storici antichi la prima sessione del Concilio avvenne il 20 maggio del 325. I vescovi si radunarono nella grande sala del palazzo imperiale e presero posto nei loro seggi a destra e a sinistra del luogo riservato all’imperatore. Attesero in silenzio la sua venuta. Al segno convenuto tutti si alzarono: Costantino entrò nella sala vestito di porpora e tutto risplendente d’oro, «simile a un angelo celeste di Dio», accompagnato da alcuni famigliari cristiani della sua corte. Quando giunse al suo posto gli fu portato un seggio tutto d’oro. Si sedette solo dopo aver invitato i vescovi a fare altrettanto. Il vescovo più vicino all’imperatore gli rivolse un breve discorso di saluto. Poi Costantino prese la parola e si espresse in latino, ringraziando Dio ed affermando che la pace della chiesa era per lui la cosa più importante, più importante persino delle guerre esterne contro coloro che minacciavano i confini dell’Impero. Il primo problema affrontato dai padri conciliari fu la discussione della dottrina ariana. Si sentì il bisogno di definire in termini precisi la fede tradizionale a riguardo della natura di Cristo-Figlio in relazione a quella di Dio-Padre. Il termine più discusso fu la parola «consostanziale», della stessa sostanza del Padre (homoousios). Esso venne accettato e la dottrina aria-

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