8 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2025 Iris Zocchelli, docente socia dell’UCIIM Trieste IL LIMITE FUORI DI NOI: PER UN’EDUCAZIONE ALL’AFFETTIVITÀ Sono le ore 18 del 20 gennaio e nella sala di via Diaz 4, condivisa tra Azione Cattolica, Istituto Maritaine, UCIIM, è necessario aggiungere sedie, tanti sono i genitori intervenuti all’incontro previsto per loro. Il limite è un tema caldo, precisa introducendo la prof. Annamaria Rondini: non si tratta di regole e disciplina, ma di qualcosa di strutturale all’essere umano; il concetto di limite è un fondamento antropologico. Dando avvio al suo intervento, la dott.ssa Fabro precisa che un genitore-educatore si trova di fronte a due versanti: da una parte guarda suo figlio negli occhi e lo accompagna nella crescita, aiutandolo a tirare fuori il meglio da sé (dal latino educere: tirar fuori da); dall’altra è costretto a fare prevenzione, partendo non dal bambino, ma purtroppo dalle idee perverse che qualcun altro potrebbe avere su di lui, che va protetto con una sorta di «vaccino». Dopo questa premessa, vien dato avvio alle presentazioni, dove ciascuno dei partecipante dice se è insegnante, educatore, genitore, nonno, operatore sociale: la platea è molto variegata, ricca di esperienze vissute e in itinere; è bello vedere i nonni, i quali hanno già svolto il loro lavoro di genitori, rimettersi in gioco con i nipoti per stare al passo con una società mutata e per la quale serve trovare dei nuovi criteri. Le conoscenze di psicologia e neuroscienze di oggi ci ricordano che i lobi frontali, sede della razionalità e del pensiero astratto, completano la loro formazione appena verso i 22 anni per le femmine e i 24 per i maschi: i lobi frontali, perciò, ce li abbiamo noi adulti, non i bambini o i ragazzi, e non lo dobbiamo dimenticare; questo significa che, negli inevitabili momenti di scontro, noi non dobbiamo lasciarci coinvolgere dall’onda emotiva dei nostri figli o alunni, bensì mantenere la nostra stabilità, per poter fornire a loro quell’equilibrio di cui hanno bisogno. Parte un video, dove si vede un ragazzino alle prese con un videogioco; la mamma, rispondendo al cellulare, sale al piano di sopra. L’attenzione del ragazzino, che per un momento distoglie gli occhi dal gioco, viene attirata da uno scatolone posto a lato della sua scrivania: lo apre e salta fuori un cagnolino. Inizialmente il ragazzo ignora il cane e finisce il suo gioco ma poi lo sguardo e il musetto del cane lo attirano sempre di più, finché si alza ed esce a giocare con lui. Solo nel momento in cui il ragazzino si alza si vede che cammina con le stampelle, perché gli manca la parte inferiore della gamba sinistra. A questo punto i partecipanti vengono invitati a sedersi su di una delle 5 sedie poste al centro della sala, entrando nel«cerchio» delle interpretazioni: come può essere definita la posizione della mamma? Come reagiamo di fronte al dolore dei nostri figli? Ciascuno espone la propria idea o esperienza e ogni nuovo intervenuto deve prima riassumere quello che è stato detto dal suo predecessore. Ecco un esempio di ascolto attivo, che apre all’empatia e alla possibilità di correggere i vari punti di vista («ho capito bene?», «intendevi questo»): nessun giudizio, solo volontà di capirsi. Tra le varie interpretazioni, si concorda su di un punto: se all’inizio si può rimanere perplessi di fronte alla mamma che risponde al cellulare e si allontana, ignorando il fatto che suo figlio sia letteralmente inghiottito dal videogioco, lo scatolone col cane messo lì, senza alcun annuncio preparatorio, ci fa capire che, forse, quello era l’ultimo di una lunga serie di tentativi andati a vuoto. Il ragazzino, chiuso nel dolore per la sua disabilità, sembrava aver anche chiuso col mondo, rifugiandosi nella realtà parallela dei giochi elettronici. Il cane riesce a sbloccare e a smuovere qualcosa e il ragazzino
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