1-2 Gennaio Febbraio-2026

34 Anno LXXXIII Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2026 Musica come espressione artistica universale La musica come elemento sociale ha punteggiato la storia dell’uomo nel corso dei secoli coniugandosi con la sensibilità del tempo e degli altri universi artistici e patrimoni di conoscenza. Ognuno di noi si è costruita una propria e personale competenza di carattere musicale “latente” anche se non ha mai praticato attività vocali o strumentali. Il patrimonio musicale di ognuno è anche patrimonio degli altri e per questo la musica ha il potere di unire nella partecipazione e nella rivisitazione di contenuti musicali socialmente condivisi e condivisibili. La musica riesce a suscitare in noi emozioni profonde, non è solo la compagna della quotidianità di tanti, non è solo presenza normale del tempo della libertà e del divertimento, è certamente qualcosa di più. La musica produce su di noi degli effetti (piacere, turbamento, gioia, tristezza e altro) che nessuna analisi riesce a spiegare fino in fondo. La musica “ci muove” dentro, ci tocca nel profondo, ci porta in luoghi inaspettati. Specialmente nella immediatezza e spontaneità del canto che è lo strumento musicale del nostro essere fisico e non necessità di particolari competenze tecniche-musicali, possiamo riuscire a vivere tutto il patrimonio che possediamo arricchendolo assieme agli altri e sperimentando la condizione di essere una piccola parte di una più grande costruzione che ci porta gioia e benessere e che ci riconnette, con la bellezza, al nostro mondo interiore e spirituale. Sperimentare l’importanza di essere parte di una creazione artistica che si rigenera e rivive ogni volta può essere il paradigma di una società viva che sperimenta la mutua collaborazione della creazione artistica liberandoci dall’idea che meccanismi alienanti possano ridurci anonimi e impersonali ingranaggi di un sistema che ci governa e sovrasta. Espressione, educazione, divulgazione Nonostante il panorama dell’educazione musicale sia notevolmente cambiato negli ultimi decenni, la divulgazione rimane tuttora un elemento da potenziare. Trasmettere la bellezza della musica non significa soltanto eseguire, ma anche accompagnare, spiegare e rendere accessibile un linguaggio complesso senza banalizzarlo. Guidare chi ascolta vuol dire condurlo alla conoscenza delle strutture, dei generi, dei contesti storici e culturali, dei timbri e dei colori del suono, tutti elementi profondamente legati alla dimensione fisica ed emozionale. L’ascolto consapevole diventa così un vero e proprio esercizio, paragonabile allo studio strumentale. Il futuro dell’espressione artistica non sarà rappresentato solo dai concerti e dalle performance, ma anche da proposte multidisciplinari, iniziative di formazione musicale per adulti e percorsi di guida all’ascolto. In questo quadro assume un’importanza decisiva la divulgazione rivolta anche agli insegnanti di discipline non musicali: molte generazioni hanno ricevuto una formazione musicale frammentaria o assente, e questo rende spesso difficile comprendere e sostenere pienamente il lavoro educativo dei colleghi musicisti. Lo studio della musica impartito quasi esclusivamente nei conservatori ha prodotto un gap culturale che riguarda non solo gli studenti, ma anche il mondo adulto e scolastico. Una pluridecennale pratica scolastica del solfeggio in contesti non professionali ha mortificato sul nascere entusiasmo e una possibile passione per la musica, senza contare anche le conseguenze nefaste del purtroppo diffuso epiteto “sei stonato!”. Colmare questa distanza è condizione necessaria per costruire una vera cittadinanza musicale diffusa, capace di riconoscere alla musica un ruolo educativo pieno e condiviso.

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