gennaio-febbraio 2018

11 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXV - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2018 mente il periodo storico più drammatico e rappresentativo del Novecento ed essa non è solamente riconducibile all’evidente e terribile sterminio, uno dei tanti atroci stermini che la Storia ricordi, ma rappre- senta una periodo storico senza precedenti e senza paragoni, che determina l’obbligo incontrovertibile della Memoria. L’Olocausto non può, infatti, essere rele- gato nella categoria del mero ricordo, della commemorazione fine a se stessa, ma va collocato all’interno di un ragionamento più ampio di riflessione e di approfondimento sulla nostra civiltà contemporanea. Una ci- viltà che, malgrado l’evoluzione e il pro- gresso, non ha mai del tutto cancellato il concetto di alterità, nel senso più sprezzan- te e intollerante del termine. Una pseudo- civiltà che spesso ha inteso la diversità co- me sinonimo di inferiorità, per cui i diversi, i nemici oscuri da disprezzare sono, sem- pre e comunque, gli altri, «sudditi» di «ipo- tetici monarchi» che si arrogano il «diritto», in un’intollerabile e fantomatica gerarchia, di stabilire la supremazia di determinate esistenze rispetto ad altre esistenze. È di pochi di giorni fa la nomina a Sena- trice a vita di Liliana Segre, un’antifascista italiana ebrea, reduce dell’Olocausto, una delle ultime sopravvissute ai campi di con- centramento nazisti, fondamentale testi- monianza ancora vivida e toccante di essi. La neo-senatrice sa bene quanto sia impre- scindibile l’importanza di far conoscere il suo drammatico vissuto per compararlo con il vissuto di chi non c’era, di chi non cono- sce, di chi può solo ipotizzare un passato tanto lontano e doloroso, i nostri ragazzi. I giovani, sempre più spesso, purtroppo, si trovano a constatare, inermi, il subdolo ria- cutizzarsi di comportamenti allarmanti sem- pre meno velatamente xenofobi, sempre più ostentatamente razzisti. Ed è ai ragazzi, che rappresentano il fu- turo e la speranza, che la Segre ha voluto rivolgere la sua attenzione, a loro ha parla- to con la forza di un cuore sofferto che non ha mai dimenticato e di una mente che in- terpreta i segnali nefasti che provengono da parte di ottusi smemorati, chiusi in una grettezza cupa quanto pericolosa. Qualche giorno fa, Liliana Segre ha, infatti, voluto incontrate a Milano una foltissima schiera di giovani e giovanissimi accompagnati dai loro insegnanti e a essi si è rivolta con parole in- cisive, con lo scopo di aprire gli occhi, emo- zionare e indurre alla riflessione: «Sento parlare di gite a Auschwitz. Insegnanti che siete qua, non chiamatela mai “gita”. Quel- lo ad Auschwitz è un pellegrinaggio, da fare in silenzio, pos- sibilmente sen- tendo un po’ di fame e un po’ di freddo. Gita è una parola orri- bile per indicare i campi dove la persone sono morte solo per la colpa di esse- re nate». «A voi, miei nipoti idea- li io voglio inse- gnare la pace, l’amore, la li- bertà». Amore, pace e libertà che dal ricordo prendono nuova linfa e attecchiscono tra le pieghe della coscienza di chi ancora possie- de a disposizione una vita intera per affer- mali quali principi fondamentali al fine di rendere il Mondo il luogo della fratellanza e del rispetto, un posto finalmente migliore. Non bisogna mai abbassare la guardia per- ché il pericolo più grande sta proprio nella deriva priva di Memoria che alcuni vorreb- bero propinarci, non volendo comprendere un semplice ma nitido postulato: «quelli che non ricordano il passato sono condan- nati a ripeterlo».

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