Gennaio-Febbraio 2017

17 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIV - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2017 menti fatti in termini di risorse finanziarie annuali per un totale di 487 milioni di euro anno, intesi come misura strutturale e per- manente per il settore formazione. Abbiamo assegnato alle scuole polo per la formazione (individuate all’interno delle reti d’ambito) 27 milioni di euro ed erogato il 40% di acconto, in modo da consentire, con un’adeguata liquidità, l’avvio della pro- gettazione e della realizzazione delle inizia- tive formative da parte delle scuole (una grande scommessa che speriamo sia ripaga- ta con un grande impegno nella qualità de- gli interventi che verranno effettuati sul campo). Non parliamo di iniziative program- mate e realizzate a livello centrale, (che certamente continueranno ad essere piani- ficate su particolari linee di azione di inte- resse nazionale, come il digitale e le lin- gue), ma facciamo riferimento ad iniziative progettate e realizzate a livello territoriale con la collaborazione degli stessi docenti, dirigenti scolastici, associazioni professiona- li, enti accreditati, università. Le scuole, intese come comunità educa- tive e professionali, sono il perno del siste- ma della formazione, ma intendiamo favori- re la collaborazione e il confronto in rete, per una progettazione condivisa di migliori opportunità per singoli e le scuole. Speriamo nella contaminazione di idee e di cultura da parte di questi differenti atto- ri del contesto formazione. Crediamo nei docenti come risorsa fon- damentale per il sistema scuola, e la carta del docente, deve essere inquadrata come un segno di fiducia e di responsabilizzazio- ne. Non vengo dal mondo della scuola ma ho avuto modo, soprattutto durante i miei primi impegni al MIUR, di notare che quan- do si parlava di formazione, il docente, ve- niva considerato spesso come un «soggetto passivo da addestrare». Si programmavano corsi di formazione tipicamente frontali. A mio avviso invece il docente, di ogni ordine e grado d’istruzione, dovrebbe essere consi- derato come un professionista, e come tale deve essere egli stesso responsabilizzato ad «avere cura» della propria formazione (del proprio aggiornamento), in modo continuo, come scelta che rende più autorevoli e ri- spettati. In futuro dovranno essere evitate discontinuità nella formazione pena un in- tollerabile «scollamento dalle realtà» attor- no alla scuola che varieranno sempre più ra- pidamente e che dovranno essere piana- mente comprese nei loro processi evolutivi. È questo uno dei grandi cambiamenti cul- turali che occorre cercare di diffondere. Ma c’è di più. Occorre anche avere il coraggio di introdurre innovazione nella formazione. Non possiamo continuare a pensare che la formazione sia intesa come un insieme di corsi frontali, certo ci deve essere anche un momento frontale (in cui qualche esperto riconosciuto, illustra dei temi importanti), ma occorre privilegiare momenti laborato- riali, di ricerca azione, di riflessione e di contaminazione tra docenti, di costruzione di community permanenti. È solo con lo scambio interdisciplinare e con la collabora- zione (parola spesso difficile da attuare in ambito pubblico), che si ottengono grandi risultati. Questo è un messaggio anche per le as- sociazioni, perché bisogna avere il coraggio di cambiare di sperimentare nuovi modelli formativi e metodi didattici, consapevoli che si può anche sbagliare, ma senza un’assunzione di rischio non s’introduce mai un’effettiva innovazione ed un effica- ce cambiamento. Nel nuovo modello di formazione detta- to dal piano 2016-2019, le associazioni qualificate e gli enti di formazione collabo- rano con il Ministero per innalzare la quali- tà della formazione attraverso una vera e propria sussidiarietà orizzontale richiamata anche dalla Carta Costituzionale. Il ruolo delle associazioni riconosciute si esplica sia nel proporre una autonoma offerta ai singoli sia di considerare le scuole come partner con cui costruire o collaborare a iniziative formative. Per garantire un continuo monitoraggio della formazione e poter anche garantire una definizione di politiche pubbliche mira- te sul tema, sulla base di una conoscenza, il più possibile oggettiva dei dati e delle in- formazioni, stiamo cercando inoltre di co- struire un «ecosistema digitale» per la for- mazione. Attraverso questo sistema, a breve, gli enti e le associazioni accreditate/qualifica-

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