Gennaio-Febbraio 2017

9 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIV - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2017 LA COSTITUZIONE FONTE DI CONVIVENZA CIVILE Silvia Costa, Presidente Commissione cultura Parlamento europeo G razie all’UCIIM, alla Presidente Rosal- ba Candela e un particolare, affet- tuoso saluto a Luciano Corradini, il vostro Presidente emerito, cui mi lega una lunga e grande amicizia e stima e che è sempre stato per me un riferimento cultu- rale e morale. L’UCIIM, anche in questo suo venticin- quesimo congresso, ci propone una sfida culturale che è anche e soprattutto una sfida educativa: rifondare la convivenza civile. Ovvero ripartire dai valori e dai principi costituzionali della dignità della persona, della sua libertà e responsabilità, della soli- darietà sociale ed economica, della famiglia come luogo della accoglienza e della cura, della pace, ma anche della reciprocità tra diritti e doveri, della sussidiarietà come ri- conoscimento del valore e ruolo della par- tecipazione civica e delle società interme- die. Ripartire dai diritti (alla salute alla Educazione al lavoro,alla protezione socia- le), ma anche dai doveri, come la fedeltà alla Costituzio- ne, il rispetto delle leggi, la difesa del pae- se,il voto, la partecipazio- ne, il servizio al bene comu- ne. A 70 anni dalla Costitu- zione italiana e a 60 dal Trat- tato di Roma che nel ’57 ha posto le basi dell’Unione Europea, il vostro venticinque- simo Congresso riconosce l’attualità di que- sti valori anche come risposta alle attuali minacce alla convivenza civile e pacifica e intende porsi in un orizzonte europeo. Perché sono stessi valori su cui in Europa si è nel tempo costruita la Carta dei Diritti fondamentali, che nel 2009 è stata costitu- zionalizzata e inserita a pieno titolo nel Trattato di Lisbona. Sappiamo però che la contestuale grave crisi internazionale, in- sieme ai grandi sconvolgimenti sociali di questi decenni, ha prodotto in Europa an- che una riduzione di diritti, una crescente disuguaglianza sociale, specie in ambito gio- vanile,insieme ad una disaffezione verso le istituzioni che ha messo in crisi il principio di solidarietà e di cooperazione internazio- nale che ne sono alla base. Di qui l’innalza- mento di muri e di indifferenza verso la cri- si umanitaria, o la uscita della GB dalla Unione, la timidezza nell’assumere final- mente una agenda sociale della UE e la dif- ficoltà a svolgere nel mondo quel ruolo di pacificazione e tutela dei diritti umani per cui è stata fondata l’Unione Europea. Eppure la sfida della globalizzazione e la dimensione sempre più transnazionale delle questioni, dall’ambiente alle migrazioni, dalla sicurezza alla lotta alla povertà, ci di- mostrano che l’orizzonte in cui viviamo e operiamo non può che essere quello euro- peo. Qui c’è una contraddizione alimentata da populismi ma anche da un deficit demo- cratico della Unione e dalla scarsa consape- volezza del ruolo che vi possiamo giocare. Dobbiamo quindi dare un significato più profondo al valore di questa doppia appar- tenenza, la cittadinanza europea che si ag- giunge alla cittadinanza nazionale, le diver- sità che costruiscono l’unità. Il ruolo dei docenti diventa strategico per garantire alle nuove generazioni e al paese le conoscenze e gli strumenti per par- tecipare attivamente alla costruzione di una Europa che ritrovi la sua anima. Anche spiegando che l’Unione è fatta di tre sog- getti!

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