Gennaio-Febbraio-2016
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2016 LUTTI Sabato 30 gennaio 2016, l’UCIIm di altamura (Ba) si è stretta intorno alle consocie angela e maria ladisi e ai loro familiari per pregare insieme per l’amato dott. luigi che, a soli 25 anni, il Signore ha chia- mato a sé. Quanti hanno conosciuto lui- gi hanno potuto apprezzare le sue doti di giovane bravo, buo- no, generoso, sensibile, aman- te della cultura e della vita in tutti i suoi molteplici aspetti. la Sezione UCIIm di Campo- bello di mazara (tp) si unisce ad adelaide di Stefano, socia della sezione, ricordando con stima il marito Vito pecorella improvvisamente scomparso. ad adelaide, a loris e a dui- lio il sostegno della nostra pre- ghiera. lasciando una vita operosa e dedita agli altri è tornata alla Casa del padre Edda tieri, so- rella di mario tieri presidente della sezione Roma trastevere. dopo una lunga malattia vis- suta con cristiana accettazio- ne, è mancata giovanna Chi- stolini sorella della prof. San- dra Chistolini alla quale ci stringiamo affettuosamente. per tutti la presidenza nazio- nale si unisce al dolore e alle preghiere dei familiari. investe in mercati finanziari, allargando così sempre più il divario tra il mondo reale dell’economia e quello della finanza, dove la moneta è una merce. Il mercato finanziario è molto difficile da controlla- re perché è il meno regola- mentato e trasparente in asso- luto. Ci sono poi investimenti ed investimenti: magari anche tutti leciti, ed ben redditizi, ma certamente discutibili co- me il commercio delle armi (mine antiuomo comprese) o di prodotti a forte impatto ambientale. Come uscirne? non certo demonizzando banche, denaro e finanza da cui non possiamo prescindere, ma sostenendo quel tipo di fi- nanza che incentiva il micro- credito dando fiducia anche a chi non sarebbe bancabile; dando il nostro denaro alle im- prese che non approfittano di paradisi fiscali; servendoci di quelle banche che evitano di finanziarizzare l’economia e cercano invece di sostenere l’economia reale, che non spe- culano creando crisi finanzia- rie, che finanziano il Sud del mondo. Sono le banche etiche nelle quali vige la trasparenza, nelle quali gli investimenti so- no a basso interesse ma tutti responsabili, nelle quali i clienti sono anche soci; ban- che che, tra l’altro, proprio in questo periodo di crisi si sono rivelate più solide di altri isti- tuti bancari. perché il mercato torni ad essere luogo delle opportunità, deve divenire un sistema di cooperazione ancora prima che di competizione, tendere alla costruzione del bene comune e farsi strumento della matura- zione civica dei cittadini. ( Ma- rina Del Fabbro ) TRIESTE già duecento anni fa thomas Jefferson, uno dei padri fonda- tori della democrazia america- na, avvertiva: «le banche sono più pericolose per la nostra li- bertà degli eserciti». Questo e tanti altri, stimolanti e attua- lissimi, gli spunti offerti il 19 febbraio dalla dott.ssa alce pe- siri, nella conversazione «fi- nanza globalizzata e finanza etica» tenuta su invito della sezione triestina. Viviamo in un periodo in cui le banche e i loro servizi, il mercato globale e soprattutto la finanza non godono di buo- na fama, tanto è vero che si sente il bisogno di una finanza «etica». Una banca è un’im- presa ed ha tutto il diritto di ricercare il profitto, ma una cosa è un equo margine di ri- cavi sottratti i costi, un’altra è la ricerca ossessiva della sua massimizzazione dei profitti. Come certamente lecite sono le compravendite, ma quando l’ammontare di questi scambi è enormemente maggiore del valore effettivo dei beni esi- stenti, è evidente che si trat- ta di speculazioni: speculazio- ni che possono causare il falli- mento di intere economie. an- che il continuo accentuarsi del divario tra nord e Sud del mondo è conseguenza di ope- razioni bancarie che cercano investimenti sicuri, così come intere fasce della popolazione sono escluse dallo sviluppo perché considerate non «ban- cabili». Eppure scopo primo delle banche sarebbe proprio quello di farsi « intermediari finan- ziari» tra chi ha denaro in ec- cesso e chi non ne ha. Ed inve- ce al posto di concedere pre- stiti, gran parte degli Istituti V i t a d e l l ’ U n i o n e I n f a m i g l i a
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